sabato 19 gennaio 2019

"Pace e salute per cent' anni"

Ieri mattina mi sono svegliato con in testa una canzone. Un pezzo che, peraltro, mi tocca sempre molto da quando l'ho conosciuto, anche perchè lo lego istintivamente ad un determinato momento non feliccissimo che ho vissuto, ad un preciso e devastante attimo nel quale "stringi le mie mani fino all'infinito" è stato quello che ho effettivamente fatto. Ma questa è un'altra storia.
Insomma, ieri al risveglio "parte" nel mio cervello questo brano, chiamatela sensazione, premonizione, segno... fatto sta che, il tempo di accendere il cellulare, iniziano ad arrivarmi determinati messaggi e notizie: qualcuno che conosco, ed ho a cuore pur se a tanti chilometri di distanza, non sta bene già da alcuni giorni, e adesso la situazione sembra precipitare.
In un istante rivedo e rivivo cose che, purtroppo, ho dovuto affrontare pagando il prezzo più caro fino a poco tempo fa. Ma non si può non fare i conti con i sentimenti soprattutto nel momento in cui si riapre, inevitabilmente, il cuore a tutto questo.
E allora mi faccio forza, e nel mio piccolo cerco di rassicurare, confortare e dare qualche piccolo consiglio, essendoci appunto già purtroppo passato, a chi sta vivendo quei terribili attimi. E il primo è, appunto, proprio quello, cioè "stringi quelle mani fino all'infinito". Finchè sarà possibile.
Glielo dico ben sapendo che, da quando è capitato a me di farlo, poi è cambiato tutto, consapevole però allo stesso tempo che, se allora avessi agito diversamente, me lo sarei rimproverato per sempre, senza dubbio.
Glielo dice uno che ha trattenuto due oceani negli occhi, da quel giorno. Oceani "liberati" solo in un'occasione, e cioè proprio nell'ascolto casuale di quelle note lì, che proseguono (e a me personalmente "spaccano" il cuore) con un "... che se ti guardo io non ci credo che da domani sarà tutto cambiato e non ci vedremo più. Quando in fondo l'eternità, per me, sei TU ...". Boom!
Fa male. Male come fa male l’amore vero, quello che nel ricordo sa essere tremendo come la sua stessa bellezza. Credo però che l’amore possa anche continuare passando per un grande dolore, che l’attaccamento possa rimanere nonostante una perdita.
Ho conosciuto nonna Maria cinque anni fa, ricordo ancora il nostro primissimo incontro dove lei, rigorosamente ed esclusivamente in strettissimo dialetto calabrese, mi raccontava degli anni in cui aveva lavorato a Roma, la mia città. Paola era lì a tradurmi inevitabilmente le (numerose, ammetto) parti che non capivo, in ogni caso ho da subito percepito in questa dolce signora tanto entusiasmo, tante esperienze di vita, e tanto amore per la sua famiglia e le sue cinque nipoti. Parlando di Paola mi ripeteva spesso l'orgoglio per averla vista diventare dottoressa, ma "non dottoressa nel senso di medico, dottoressa di commercio!". Questa frase negli anni me l'ha ripetuta diverse altre volte, in qualche occasione evidentemente si dimenticava di averlo già fatto, eppure ciò mi ha permesso di notare, in ogni nuova "ripetizione", l'autenticità di quel sentimento d'orgoglio, nei suoi occhi tanto vivi e nel suo ampio sorriso finale.
Faceva bene, nonna Maria, ad essere orgogliosa di quella nipote meravigliosa, come di tutte le altre, tutte quante "belle e brave", ognuna delle quali era per lei "un pezzo di cuore".
Mi piaceva tanto nonna Maria, mi ricordava anche un po', nell'ultimo periodo soprattutto, quello che avevo perso, e che nell'aiutare qualche volta ad assisterla mi sembrava di rivivere e rivedere.
Era una donna buona, che riservava sempre a tutti un caloroso "bonavenuta!" all'arrivo ed un immancabile "pace e salute per cent'anni" alla fine di ogni discorso, quando andava a riposarsi a casa sua.
Di lei mi rimarrà tutto questo e non solo. Mi rimarrà il ricordo di una persona che non nascondeva mai quello che per lei era la famiglia: una cosa preziosissima a cui dedicarsi con tutta se stessa. Per farla crescere e stare bene. In pace e salute, per tutti e per cent'anni.
In un certo senso, penso che se ne sia andata proprio perché aveva capito che, arrivata a questo punto del suo percorso, non le era possibile fare di più, eppure nessuno dovrà dimenticare che se le persone che ha amato riusciranno ad avere una vita felice, e sicuramente la avranno, sarà in gran parte anche per tutto quello che ha fatto lei per loro, e per come l’ha fatto. Non c’è famiglia felice senza dietro un vero sentimento. Un sentimento che nasce da chi le trasmette senso di appartenenza col cuore, con la passione e con l’amore. E pure con quello che, oggi, ti fa piangere.
Non poteva andare avanti così e da stamattina, in un modo o nell’altro, non andrà più avanti così. Siamo all' orizzonte, o al limite. Che poi è la stessa cosa, ma la scelta del nome da dargli, e soprattutto di come viverlo, fa tutta la differenza del mondo.
E allora io scelgo l'orizzonte, e da questo affaccio che me lo mostra saluto con amore ed affetto Nonna Maria, una donna che ho avuto il piacere e la fortuna di conoscere, una persona a cui ho sinceramente voluto bene, che ha vissuto la sua vita pienamente trasferendo alla sua adorata famiglia l’anima più vera e antica, la sua radice.
A quella famiglia, che è un pò anche mia, io invio un grandissimo abbraccio e "lancio" questa visione di speranza: lei è dovuta andare via ma, consapevoli che rimarrà sempre nei vostri cuori coi suoi insegnamenti, vi auguro di riuscire nel tempo che occorrerà a realizzare che non avete perso niente, che nulla è andato perduto. Ricordate e raccontate di lei, e insieme custoditela.
Sta tutto qui. Adesso e per sempre.

Ciao, nonna Maria... dì "bonavenuta" agli angeli per me, e salutami chi, assieme a te, sta lassù e porto nel cuore :)


p.s: Voglio dirti "grazie" anche perchè, attraverso di te, ho avuto la spinta per tornare a scrivere, e la forza di raccontare altre cose che, non sempre, è stato ed è facile tenere solo per me. E' il tuo ultimo, bellissimo, regalo :)

lunedì 24 dicembre 2018

La chiesa al centro del villaggio

“On a remise l’église au milieu du village” è un proverbio francese molto usato a nella zona Est della Francia, al confine con la Svizzera. Questa espressione è legata alla forte cultura luterana che vige in quelle zone dove per “chiesa” si intende “comunità” e non soltanto la struttura architettonica.
Il proverbio viene usato spesso nel mondo dello sport francese quando si ottiene una vittoria che riabilita da un periodo di appannamento e sta a significare “rimettere le cose al loro posto” perchè, da tradizione, questi paesi venivano costruiti attorno alla Chiesa che ne risultava, quindi, il centro. Insomma, utilizzando questo modo di dire si vuole intendere che, dopo un periodo di smarrimento, le cose finalmente vengono sistemate.
Chi si intende di pallone sicuramente ricorderà che, circa cinque anni fa (settembre 2013), fu l'allora allenatore della Roma, il francese Rudi Garcia, a portare alla ribalta questo detto transalpino, dopo aver vinto un derby molto sentito che appunto rimetteva in ambito sportivo le cose al loro posto, ristabilendo la supremazia cittadina.
All'epoca però non avevo colto il senso più profondo di questo modo di dire, oggi invece riesco indubbiamente a comprenderlo molto bene, dal momento che posso applicarlo a cose ed ambiti della mia vita.
Si, perché quell'esigenza di tornare a vedere la chiesa al centro del mio villaggio, di ritrovare certi tempi, certi ritmi, anche soltanto determinate sensazioni, la avverto veramente forte. Anche se poi mi capita pure di pensare che, forse, le "basi" di questa nuova sistemazione non possono più essere per forza di cose le stesse del passato, che insomma non sempre si può ristrutturare qualcosa riportandola esattamente come era ma, talvolta, è inevitabile ripartire proprio da zero. Creando e quindi determinando situazioni ed equilibri totalmente nuovi.
Perché è innegabile che quanto viviamo ci segna, ci modifica, e che lunghi periodi diciamo "complessi" non possono non avere delle conseguenze. Conseguenze magari quasi impercettibili all'occhio esterno, perché magari si riesce a "gestire" il tutto con apparente successo, ma se quella gocciolina pur ottimamente nascosta continua a cadere... goccia dopo goccia è capace di creare significativi solchi.
È trascorso tanto tempo da aprile 2017, più di un anno e mezzo, e mi rendo oggi più che mai conto di quanto quello che ho vissuto da lì in avanti, e di cui già vi ho parlato quando, a settembre, ho provato a "rientrare dalla finestra" nel blog, abbia veramente sconvolto la mia vita. Lungi da me essere "blasfemo", di questi tempi men che mai visto che proprio oggi è giorno di Vigilia, ma è assolutamente evidente come quel momento lì abbia determinato un prima e un dopo, un "pre-disastro" e "post-disastro".
Io ci sono finito completamente dentro, catapultato improvvisamente all'interno di un qualcosa cui non ero preparato (non credo possa esserlo nessuno), in un imbuto dove l'acqua mi ha trascinato violentemente via da ciò che era. E che ero io.
Oggi, forse, riesco a vedere un pochino meglio tutto questo, a realizzare che, probabilmente, non ho vissuto il "post" nella maniera migliore possibile, se appunto mi rendo conto che si, non sono affogato e, verosimilmente, ho fatto del mio meglio per non essere fonte di ulteriore preoccupazione per chi ho accanto, ma contestualmente, proprio per fare ciò, di acqua salmastra ne ho ingoiata in quantità industriale. Così, nel frattempo, quella violentissima corrente si è portata via tante e troppe cose che nel mio "galleggiamento annaspante" non ho potuto mettere al sicuro, per salvare almeno me stesso. Metteteci pure che non sono mai stato un grande nuotatore, già ho fatto quindi molto, probabilmente, a portare a casa almeno la pelle.
Scrivere qui è sempre stato importante per me, eppure farlo senza "scintilla" mi è assolutamente impossibile, ormai è comprovato dopo la "prova" di settembre: scrivo sempre e solo sull'onda di qualche emozione che ho bisogno di provare addosso, forte e improvvisa come quella, per esempio, che mi ha portato a farlo stamattina, coi miei tempi (lunghi), coi miei modi, forse non a caso in un giorno nel quale tante persone mi tornano alla mente con ancor più forza di quanto già non facciano quotidianamente, riuscendo a mancarmi profondamente.
E infatti oggi, appena sveglio, ho iniziato subito a pensare a come è stato, in passato, questo giorno, e a come avrebbe potuto essere se le cose fossero andate diversamente. Con, lo ammetto, non poca nostalgia.
In ogni caso, lo spirito del post e ciò che lo "muove" vuole essere positivo, perciò se per questo Natale, dove verosimilmente per alterne vicende domattina non ne avrò (recupererò però tra qualche giorno, devo e soprattutto voglio..) , potessi ricevere un regalo, ecco, vorrei semplicemente che i miei tempi, le mie cose, le sensazioni positive ed i ritmi che mi necessitano tornassero al centro delle mie giornate.
Tra l'altro il futuro prossimo pare offrire dei rilevanti cambiamenti, in più ambiti, che vorrei prendere e vivere come opportunità per ritrovare stimoli, anche perché inevitabilmente portaranno novità che mi "forzeranno" a ricreare alcuni equilibri.
Mi auguro quindi di riuscire a strutturare al meglio il mio nuovo villaggio, costruendolo "per bene" e rimettendovi al centro le mie (vecchie e nuove) priorità.

Ne approfitto, quindi, per fare a tutti voi i migliori auguri di buon Natale, trascorrete delle serene festività con le vostre famiglie e con la persone che amate. In fondo, se avete quello avete tutto ciò che conta davvero.

Alla prossima... :)

martedì 25 settembre 2018

Giocattoli

Qualche giorno fa sul blog di Riccardo si parlava dei Mondiali di "Italia '90", le famose "notti magiche" sulle note del duo Nannini/Bennato e, casualmente, mi sono venuti in mente dei giocattoli, che si chiamavano "bomberini", con i quali da piccolo ho "inventato" un'infinità di partite di calcio sul pavimento della mia camera. Il più delle volte includendo assieme a loro, per arrivare a giocare 11 contro 11, anche qualche giocatore improvvisato tra un Power Ranger, un Cavaliere dello Zodiaco e affini.
E poi ho pensato subito alla canzone di Fabrizio Moro, credo molto poco nota, che trovate a fine post: un pezzo che affronta con straordinaria efficacia e delicatezza secondo me un tema come la crescita ricordando, appunto, i nostri giochi d'infanzia, all'epoca compagni inseparabili e oggi, invece, chiusi in qualche scatola polverosa riposta nel sottoscala o in soffitta, oppure smarriti chissà come e dove.
L'abbinamento è stato praticamente immediato ed automatico per due motivi: il primo beh, è che nell'ultimo periodo ho ascoltato tantissimo Moro, che scrive secondo me testi veramente belli e sa toccare nel profondo l'interiorità di chi si predispone nel modo giusto ad ascoltarlo. E' stato una bella sorpresa, per quanto alcuni pezzi "scuotano" veramente, anche troppo.
E il secondo, concretissimamente, è che ho realizzato che, come canta lui nel suo pezzo, quei "bomberini" si trovano proprio "chiusi in una scatola dove l'avevi messi tu", dove "tu" nel caso specifico sono "io".
Così, oltre a mettermi in testa di andare presto a recuperarla quella scatola, perchè mi è venuta un'incredibile voglia di riscoprire ciò che contiene, ho iniziato a pensare che, ed è proprio così, i giocattoli ci accompagnano per quell'iniziale, e fondamentale, tratto della nostra vita, ci stanno accanto nei momenti più felici come in quelli più bui, sono sempre lì, pronti per una nuova avventura a qualsiasi ora del giorno o della notte, senza stancarsi mai, senza avere mai di meglio da fare. Poi però, crescendo, finiscono improvvisamente ai margini.
E questo pensiero "dispiace", perchè per quanto sia naturale, inevitabile, direi anche giusto che le cose vadano in questo modo, che il percorso di ognuno di noi ci porti via da quel mondo lì... vedendola da un altro punto di vista è come rendersi conto di aver perso, per sempre, qualcosa.
Perchè avere a che fare con loro era la più libera espressione di una passione, era un gioco, un’occasione, un’avventura ogni giorno nuova, speciale. Un universo da colorare, una partenza quotidiana verso il mondo della fantasia, un viaggio da condividere con dei piccoli amici, tanti sogni da fare e storie sempre nuove da vivere e da inventare.
Può darsi che sia una visione "esagerata", ma secondo me è come se ai nostri giocattoli avessimo, all'epoca, affidato oltre al nostro cuore anche un pezzo del nostro destino. E certamente dentro di loro c'è tantissimo della nostra storia, di quello che eravamo e, probabilmente, molto di quello che siamo ancora oggi.
Per questo motivo pensare che nonostante ciò li abbiamo dimenticati, ammassati dove neanche ricordiamo... in una certa misura mi mette tristezza.

Voi che ne pensate? e quali erano i vostri giocattoli preferiti? oggi sapete dove si trovano? li avete custoditi gelosamente o persi nel percorso delle vostra vite?

Fatemi sapere, io comunque ho deciso che, prima o poi (perchè quella scatola so dove si trova ma è a circa una 60ina di km dalla mia abitazione attuale, quindi non immediatamente raggiungibile), una partitina con i "bomberini" (assieme a quanto di altro ritroverò là dentro, per arrivare a completare le due squadre, come tanti anni fa) me la rifaccio sicuramente... anche soltanto per il tempo di un sorriso :)


".. I giocattoli conoscono chi sei ma fanno finta di essere ciechi,
sotto la plastica hanno un cuore e una vita che non vedi.
Qualcuno muore, qualcuno invecchierà per sempre
e non lo troverai mai più,
dentro a una scatola dove l'avevi messo tu .."

Alla prossima!

mercoledì 12 settembre 2018

Ritrovarsi all'improvviso...

E' sempre particolare ri-presentarsi alla porta di qualcuno dopo tanto tempo, specie poi se questo avviene improvvisamente, in modo inaspettato, senza nessuna telefonata di preavviso e dopo un lungo silenzio.
Perchè non sai bene cosa dire, cosa sia più giusto fare, puoi sentirti imbarazzato o, semplicemente, poco a tuo agio nell'esporti così tanto per poi scoprire, magari, di esser stato, anche giustamente, dimenticato dal padrone di casa.
Ma, a seguito di tante valutazioni e tribolazioni, ho pensato che l'unico modo per "ricominciare" fosse, semplicemente, farlo, senza preoccuparmi quindi più di tanto di dare eccessive spiegazioni o delle altrui reazioni.
Garantisco però che tornare a scrivere qui è stato un passaggio molto, molto complicato, probabilmente perchè il mio animo in questo lungo periodo è stato particolarmente inquieto ed altalenante, e anche se più di qualche volta mi ponevo l'obiettivo di scrivere un post, o di rispondere almeno a qualche commento, poi... semplicemente, non ce la facevo, perchè purtroppo arrivava qualcosa di sempre più grave a fiaccarmi, e a togliermi tranquillità e buoni propositi. Un paio di post si sono persi così, mio malgrado.
Ho anche pensato, e so che è stupido ma è successo veramente, che scrivere mi "portasse male" poichè, andando a vedere le date dei miei ultimi post, tristemente ad ognuno di essi (in cui, peraltro, scrivevo ogni volta che, forse, le cose stavano andando leggermente meglio) è corrisposto qualcosa di estremamente negativo accaduto subito dopo. Perciò ecco, un simile stato di cose ha reso maledettamente impegnativo poter ritrovare quella leggerezza per me necessaria, direi anzi pure indispensabile, per poter comunicare nel modo che preferisco, così ho di fatto lasciato stare.
Tutto questo succedeva circa 14 mesi fa, mentre venivo totalmente risucchiato da quanto accadeva attorno a me, da quel buco nero fatto di ansie, dolore, sofferenza, paure, allarme continuo ed estremo che mi ha portato a svariate corse folli e poi giorni, mesi interi in ospedale per stare accanto ad alcune delle persone a me più vicine in assoluto. Persone che, purtroppo, ho in rapida successione perso. Tutte.
A metà degli anni '90 uscì un film che all'epoca ebbe grande successo con Hugh Grant, il titolo era "Quattro matrimoni e un funerale". Beh se invertite i numeri "quattro" ed "uno" di questo titolo, ecco quello che mi è capitato. Insomma, ho perso tre nonni, tra cui quella che immensamente ho amato e di cui tanto spesso vi ho parlato, e un padre che... era ben più di questo nome, perchè regalatomi non dalla biologia ma dall'amore sconfinato frutto di 27 anni di vita assieme. E quello non si può comprare, se non lo si ha già dentro.
Ciò detto, ho voluto spiegarvi per correttezza cosa sia realmente accaduto per portarmi a scomparire, ma qui mi fermo preferendo non dire nulla di più in merito perchè, pur se potrei scrivere post su post su tutto questo (e avevo, all'epoca, anche pensato di postare qui i lunghi elogi per loro che ho scritto e condiviso durante le tristi funzioni), ho realizzato che non è quello che voglio dal mio ritorno qui, ammesso poi che questo mio pezzo segni, realmente, un ritorno effettivo, cosa che al momento non posso garantire.
Ne approfitto quindi per scusarmi con i tanti di voi che, all'epoca dell'ultimo post e poi nei mesi successivi, mi hanno lasciato commenti ai quali non ce l'ho fatta a replicare. E' una cosa cui tengo veramente, ho sempre risposto ad ogni commento che mi veniva lasciato, anche mesi dopo, ma quelli di quel post... sono rimasti e rimarranno così, dal momento non c'è proprio nulla di adatto che, oggi e allora, vi potrei o avrei potuto rispondere.
Spero lo capiate, e soprattutto che, lo ribadisco con forza, vogliate scusarmi per questa mia mancanza nei vostri confronti.
E' che sono passato dal sentirmi annegare in una pozza di sangue nero al ritrovarmi smarrito pur stando con la testa poggiata sul mio cuscino, bloccato da pensieri intrisi di oscurità e disperazione, come all'interno di una foresta avvolta da una nebbia che si infittisce passo dopo passo. Mi sono spezzato, frammentato e ricomposto così tante volte da aver perso la cognizione del tempo, come fossi in balìa di una forza centrifuga in grado di farmi girare senza sosta, senza permettermi di uscirne.
Impossibile non sentirsi come sul punto di affogare, in un totale annichilimento dei sensi. E altrettanto impossibile, appunto, è stato trovare la forza per essere qui, o almeno, quella necessaria per esserci davvero.
Oggi, però, proviamo a ripartire, come sto cercando di fare anche per altri aspetti della mia vita: non so se ci riuscirò, ma quantomeno vedo che la buona volontà riesco a mettercela, e questo è credo un buon inizio.
Quindi riparto da quella e da alcune nuove foto che ho posto vicino al mio schermo, dalle quali cercherò di trarre non più malinconia ma, spero, forza e ispirazione. E poco importa se sono di persone che ho stampate dentro al cuore, che conosco quindi perfettamente anche senza dover guardare nulla di "concreto": è bello vederle lì perchè mi raccontano coi loro visi tanti anni, meravigliosi e felici, in un momento. E' importante perchè mi ricordano profumi antichi e perchè hanno, tutti, gli occhi veramente belli.
Una di loro in particolare, poi, ce li aveva più belli di tutti, posso giurarlo io che ho avuto il privilegio di averci guardato dentro per così tanto tempo, e di potermici anche specchiare.
E l'altro beh, ogni volta che ci poso gli occhi mi rendo conto che, per me, lui era un vero universo. Un amico, una certezza, una sicurezza. La bontà fatta persona, la premura, la saggezza, e la causa di una grandissima parte dei sorrisi che ho fatto nella mia vita, oltre ad avermi trasmesso i valori più importanti che porto dentro.
Questo è quello che penso adesso, guardandoli, e che conservo dentro al cuore. E mi auguro che cercare di vederla così mi aiuti a fare di meglio, ad essere migliore, e finalmente a reagire a tutto questo. Magari cominciando da un ritorno qui.

Si, voglio tornare ad essere felice, e per farlo può autarmi molto scrivere i miei post, quelli da dedicare a chi ho nel cuore, che sono insieme la cosa più intima e la cosa più pubblica, anzi di più: diventano così intimi proprio perché sono pubblici o, viceversa, diventano qualcosa che è di tutti proprio perché sono esclusivamente miei, tuoi, nostri.
Per me è questa la miglior ideologia possibile: quella che permette di essere felice rendendoci gli altri, quando le tue parole, le tue azioni, le tue sensazioni trasmettono qualcosa di bello a chi le "riceve", e magari sa e vuole, poi, restituirtelo a sua volta.

Non faccio promesse per non far la fine del marinaio, ma... vediamo se ci si riesce... ;)



Alla prossima!

giovedì 13 luglio 2017

I Miei Anni '90

Torno a scrivere e lo faccio con un post assolutamente leggero, ho finalmente un pochino di tempo per farlo e visto che molti bloggers che seguo hanno già partecipato all'iniziativa nata da questo post di MikiMoz mi sono detto "perchè non farlo anch'io?".
L'unica differenza è che parlerò degli anni '90, dal momento che essendo nato alla fine degli '80 potrei dire veramente molto molto poco di quel periodo, e poi comunque ho visto che in tantissimi hanno già fatto questa "variazione sul tema" quindi mi accodo e mi faccio le regole da solo :) Spero possa essere un modo simpatico per continuare a conoscerci sempre meglio, o almeno una lettura non spiacevole per chi vorrà affrontarla ^^

MUSICA: Gli anni '90, almeno per me, musicalmente avevano due soli nomi: 883 e Queen. Entrambe passioni ereditate da mio cugino Massimo, più grande di me di una decina d'anni, che abitava nella casa a fianco della mia e con cui quindi trascorrevo tantissimo tempo: gioco-forza ho ascoltato a ripetizione sia i primissimi pezzi dell'allora emergente Pezzali che i meravigliosi brani di Freddie Mercury. Ovviamente parliamo di due mondi per sonorità diversissimi, però per motivi diversi il fascino della voce perfetta del frontman dei Queen e le loro sonorità si sposavano comunque bene, almeno all'interno del mio mondo, coi brani più "terra terra" del buon Max, il cui pregio principale a mio avviso era l'essere particolarmente capace di descrivere con testi mai banali le emozioni dei ragazzi della sua generazione, al di là della vocalità. Insomma, se Freddie era la perfezione vocale, oltretutto cantando in una lingua per me ancora sconosciuta all'epoca, gli 883 erano invece quanto di più comprensibile ci fosse, e in molti dei loro pezzi, crescendo, non di rado riconoscevo questa o quella situazione della mia vita.
Ricordo ancora perfettamente l'enorme bandiera raffigurante Freddie sul palco durante un concerto di fine anni '80, comprata a Castel Sant'Angelo e appesa per anni nella mia camera, come pure la primissima musicassetta ("La dura Legge del Gol") e il primissimo CD ("Gli Anni") degli 883 comprati coi miei soldini, quando si pagava in lire ^^

CINEMA: Del cinema in quegli anni non ho tantissimi ricordi, principalmente andavo a vedere cartoni animati della Disney con mia mamma. Anche se avevo tantissime videocassette a casa, quindi decisamente più spesso li vedevo lì. Ho però un ricordo estramamente nitido, del 1996, quando andai a vedere "Space Jam", il film dei Looney Tunes con Michael Jordan. Credo di ricordarlo così bene perchè è stato il primo (e unico) film che ho visto con mio padre. Ricordo che venne a prendermi alla scuola elementare, prima dell'uscita normale (io facevo fino alle 16:30, il tempo pieno), e che ero tanto emozionato perchè non era mai capitato, e perchè all'epoca volevo tanto che mi volesse bene e soprattutto non lo vedevo davvero mai (come poi è stato per tutta la mia vita). Mi ricordo anche che mi prese la bomboniera gelato e che poi mangiammo un panino da Burghy, e c'era la sorpresina proprio del film Space Jam. E va be...

FILM: Nettamente "Ritorno al Futuro". Il mio film preferito, ne ho parlato qui tante e tante volte, in differenti occasioni. Ho davvero divorato le cassette con la saga completa, successivamente ho comprato anche diversi cofanetti DVD, oltre a gadget, memorabilia ecc... Poi si, ricordo anche altri film dell'epoca, pure molto belli, ma per distacco non può che vincere la trilogia di Spielberg, mi ricordo che giocavamo anche a scuola, alle elementari, ad inventarci viaggi nel tempo in cui cambiare la storia... Un film che è davvero entrato nella mia vita e nel mio cuore, ed una passione che spero quindi di condividere e soprattutto di saper trasmettere, quando sarà, a chi verrà... :)

COMICS: In quegli anni ho letto con grande piacere il manga di "Dragon Ball", fu una lettura molto appassionante, ricordo benissimo le serate con la lucina accesa per scoprire come evolveva la (lunghissima) storia. Ho letto anche "Capitan Tsubasa", ovvero la versione giapponese del cartoon "Holly e Benji", poi "I Cavalieri dello Zodiaco" e diversi altri titoli.

GIOCHI: Ricordo di essere stato un appassionato fan di "Forza 4" e di "Indovina Chi", come pure del "Trivial Pursuit", dei giochi della Sapientino e affini.

VIDEOGAMES: Amiga 500 e Commodore 64, di proprietà di mio fratello, furono alla base della mia storia da video-gamers. Poi arrivarono altre e più performanti console, ricordo distintamente la primissima PlayStation, alla fine degli anni '90, con il gioco di calcio "Winning Eleven" rigorosamente in giapponese, ma bellissimo ^^ Da lì è iniziata la mia fase "tossica" per questo tipo di saghe calcistiche, ma almeno avevo un certo talento e mi ha garantito, negli anni 2000 però, tante ore di divertimento con gli amici cui, ancora oggi, mi capita con nostalgia di ripensare.
Ah, al pc poi ero molto appassionato di due giochi in particolare: "Scudetto", ovvero il manageriale di calcio che poi è diventato "Championship Manager/Football Manager" (dove Maurizio Ganz segnava a raffica ^^) e soprattutto il game rompicapo "Monkey Island", un gioco secondo me meraviglioso e mentalmente stimolante ambientato nel mondo dei pirati, che ho giocato in tutte le versioni successive.

TELEVISIONE: Della tv ricordo diversi programmi "culto", da "Scherzi a parte" a "La sai l'ultima?", passando per "Paperissima" o "Forum". Poi ricordo che mi piaceva vedere "Che fine ha fatto Carmen Sandiego" nel fine settimana, credo fosse all'interno di un contenitore mattutino su RaiDue, era un programma dove bisognava investigare svelando dei misteri, e si potevano vincere viaggi in tutto il mondo. Mi piaceva poi guardare lo sci con mio nonno, erano gli anni di Alberto Tomba e Deborah Compagnoni, e lui era davvero molto appassionato, quindi ero felice di trascorrere del tempo con lui anche in questo modo.

CIBO: Io ho sempre mangiato tutto ^^ Ricordo particolare dell'epoca non può che essere legato al Nesquik, di cui andavo matto, come pure agli ovetti Kinder dei quali collezionavo le sorpresine, agli Yoyo della Motta, alle merendine Kinder Fetta al Latte ecc... In generale, quindi, ricordo come credo è anche normale che sia il "reparto dolci", anche se mi vengono in mente anche le pizzette che faceva in casa mia nonna, e che tanto mi piacevano.

LIBRI: Il libro che meglio ricordo, letto sul finale degli anni '90, è quello che racconta la storia del soldato Ryan, da cui poi è stato ripreso l'omonimo film con Tom Hanks: lo trovai veramente interessante, avvincente, coinvolgente. Prima... ricordo i libri per bambini, molti gialli e molte storielle a lieto fine.

SHOPPING: Beh, a quell'età di shopping ne facevo poco, o meglio, lo facevano di fatto altri per me ^^ Anche se mi lasciavano molta scelta ed infatti ricordo una felpa in particolare che utilizzavo molto spesso, o le prime magliette sportive cui ero tanto legato, anche perchè all'epoca praticavo diversi sport quali basket, pallavolo e calcio. Perciò non ho ricordi particolari di uno shopping da me auto-finanziato, se non appunto i già citati acquisti di musicassette e CD degli 883.

LOOK: Oggi porto i capelli abbastanza corti, non cortissimi ma comunque sempre mai oltre una certa lunghezza (infatti a breve dovrò ri-tagliarli, ma questo c'entra poco ^^). All'epoca, invece, li tenevo decisamente più lunghi, soprattutto poi nel periodo delle scuole medie, quando avevo anche la riga al centro ^^ Poi ho cambiato strada, però ho qualche foto del periodo e mi fa sempre sorridere rivederle. Per il resto, ho sempre vestito abbastanza uguale nel tempo, indossando cose non troppo strette nè particolarmente sgargianti come colori.

LIFE: Di sicuro erano anni sereni, spensierati, davvero leggeri. Pieni poi d'amore, di persone che oggi non ci sono più e che invece all'epoca erano costantemente con me, di risate, di... cose belle, sostanzialmente. Ho trascorso una bellissima infanzia, al di là del discorso legato al mio padre biologico non posso lamentarmi di nulla, e credo che tutta la serenità che chi mi amava e ancora oggi ama mi ha dato sia stata determinante per rendermi come sono. Ho poi tanti ricordi di amicizia, di attività sportive, di viaggi con la famiglia... anche qui, tutto molto bello.

RICORDO DELL'EPOCA: Difficile sceglierne uno, veramente. Potrei dire i momenti con nonna, perchè li ricordo tutti e perchè sono un qualcosa di estramemente dolce e puro che... anche solo ripensarci un momento mi fa stare bene, mi ricorda quanto mi faceva sentire amato, quanto mi ha insegnato, quanto ci divertivamo insieme. Oggi, però, voglio citarne anche un altro, e cioè quando Walter veniva a prendermi a scuola: tutti i giorni, dalle elementari fino alle medie, lui era lì, mi aspettava, mi faceva ridere, mi riportava a casa e poi dopo i compiti a giocare in parrocchia o al vicino parco. Oggi, per motivi che non dirò, voglio fare questa menzione speciale, per ricordare non tanto a lui quanto a me stesso che l'amore è qualcosa di immenso, che va oltre la biologia, il DNA ed i cognomi. Ecco, proprio sulla base di questa riflessione, io comprendo tantissimo di quanto sto vivendo oggi, di quel che ho fatto e sto facendo, di ciò che il mio cuore mi fa sentire, provare, in questo periodo dove, forse, posso riuscire a "rendergli" indietro un pochino del tantissimo che lui ha dato a me.
Come foto finale del ricordo, perciò, utilizzo questa fatta nel nostro primo viaggio assieme, all'Italia in Miniatura. L'ho sfocata di proposito perchè come sapete non amo condividere mie fotografie, e anche un po' per poter, così, conservare il ricordo solo per me.


Alla prossima... :)