martedì 30 aprile 2013

Now Playing...

In verità volevo metterci tutt'altro in questo nuovo post, un pezzo pure abbastanza "impegnativo" che avevo anche iniziato a scrivere eh, poi però ho pensato... "ma chissenefrega": perchè, in fondo, "finchè ci sarà un letto sotto le stelle che splendono, io starò bene", come diceva la canzone che, in quel momento mentre scrivevo di altro, stavo ascoltando. C'ho riflettutto e ho convenuto che fosse proprio così e, allora, oggi mettiamo semplicemente proprio quella canzone, che è un bel pezzo degli Oasis di qualche anno fa, e le cose serie ce le teniamo per un'altra volta, dai :)


Peraltro, a leggerne bene il testo magari con l'aiuto delle moltissime traduzioni in italiano che si trovano facilmente sul web, è un brano direi piuttosto interessante e con un suo messaggio non certo banalissimo, anzi tutt'altro. Quindi, se vi va, potreste pensare di farci caso ;) alla prossima!

lunedì 22 aprile 2013

Pearl Jam

Ciao a tutti e ben ritrovati :) Oggi voglio farvi conoscere meglio una band che apprezzo moltissimo, e cioè i Pearl Jam, che ho conosciuto attraverso una persona che, per un periodo della mia vita, è stata molto presente ed estremamente importante prima che alterne vicende la portassero lontano, diciamo così. Facendo una brevissima presentazione, si tratta di un gruppo grunge/alternative rock nato nel 1990 che nel solo primo decennio di attività ha venduto oltre 60 milioni di copie, influenzando numerosi gruppi rock contemporanei. Potrei poi parlarvi delle loro attività benefiche anche molto "particolari", per esempio nel 2006 hanno donato 100.000 dollari a diverse organizzazioni europee per lo sviluppo di energie rinnovabili e per combattere l'inquinamento come risarcimento per le emissioni inquinanti che hanno prodotto durante gli spostamenti del loro tour estivo di quell'anno, insomma una cosa non proprio da tutti... ma altre ce ne sarebbero, comunque preferisco passare subito ai "pezzi", ai brani musicali, che sono poi ciò che più conta quando si parla di chi fa musica :) E beh, qua c'è davvero tanta roba. Ho deciso quindi di selezionare tre pezzi su tutti, anche se poi tenerne fuori alcuni è quasi delittuoso, ma "Wishlist" per esempio ve l'ho già fatta sentire prima di Natale, e poi volendo un ulteriore articolo in merito lo si può sempre fare, no? quindi andiamo con questi tre :)
Come chi passa di qui avrà ormai imparato, io apprezzo profondamente (direi pure quasi esclusivamente, ma vabbè ^^) i testi non banali, meglio se profondi, meglio ancora se scritti proprio dall'autore stesso: ecco, qui abbiamo tutto questo ed anche di più, perchè i Pearl Jam, almeno a mio giudizio, riescono a trasmettere proprio in maniera "viscerale" ciò che cantano, lo senti dalla voce di Eddie Vedder, il loro frontman, quant'è "vero" quel testo, quanto sono sentite quelle parole, quanto è potente quel messaggio. Certo, mi rendo anche conto che non sia roba per tutti, nel senso, molto spesso ci si accontenta dei motivetti orecchiabili senza significato che diventano tormentoni, qui invece è tutto un altro livello, un'altra "missione musicale", un altro obiettivo di fondo che non a tutti può e deve interessare, ci mancherebbe. Ma a me interessa, e anzi mi affascina in maniera incredibile, ascoltando certe note... boh, "ricevo" qualcosa, riesco a collegare a ciò che sento, alla "vita" di cui trasudano le loro canzoni, tante immagini di situazioni personali, e la profondità del testo crea poi quella "sinergia" che... probabilmente non si può spiegare a parole, c'è e basta, "fa rima e c'è" (cit.) :)
Ma non voglio dilungarmi troppo, preferisco lasciar spazio alle note e alle parole, che mi sono guardato bene di farvi avere mediante la scelta dei migliori video di questi loro pezzi tradotti in italiano. Quindi anzi, ecco, badate bene di chiudere l'eventuale spot pubblicitario che vi appare sotto ai video, sennò non leggete la traduzione e non capite a pieno ^^ Il primo pezzo è "Black", una struggente melodia su un amore finito visto dalla parte di chi non si è mai rassegnato a questa separazione, un brano "potentissimo" e pieno di significati e di cuore, da ascoltare con lo stereo al massimo, lasciandosi guidare dalle immagini che la musica suggerisce. Forse "cupo", si, però... cavolo, che parole, che "forza", che sofferenza anche... e si sa, dove ci sono forza e sofferenza... dove c'è la semplice verità di ciò che si è e di ciò che si prova... non si può rimanere indifferenti, a meno di non essere fatti di pietra (e qualcuno lo è, beninteso).


Quindi beh, passiamo a "Come Back", che Eddie scrisse in occasione della scomparsa di uno suo carissimo amico. In questa chiave di lettura, che i Pearl Jam hanno appunto lasciato "libera" proprio per questo motivo, perchè ogni ascoltatore potesse "legarla" a chi preferiva, la traduzione è riferita a una donna, anche se chiaramente è fortemente interpretabile tutto il testo e ciò che dice, si parla di questo "andar via" che ognuno di noi può riferire a una situazione purtroppo "definitiva" come quella dell'amico di Eddie, oppure semplicemente alla separazione da qualcuno che avevamo a cuore. In ogni caso, anche qua... la potenza delle parole e della musica è fortissima, il dolore in certi punti estremamente tangibile al punto da riuscire quasi ad avvertirlo noi stessi... davvero un capolavoro, non aggiungo altro.


Da ultima, ecco "Just Breathe", un pezzo molto diverso dagli altri due, assolutamente più leggero, che è un pò come una serie di "pensieri messi in musica", ascoltandola e leggendo la traduzione capirete: io la immagino come una canzone scritta sul momento, mettendoci tutte le cose, brutte e belle ma soprattutto poi belle, che passavano per la testa dell'autore. Perchè a chi non capita di fare riflessioni di questo tipo, di pensare a quello che ci capita attorno, a chi abbiamo o non abbiamo al nostro fianco, facendo osservazioni simili? E poi, e così chiudo, quel ritornello che con straordinaria leggerezza dice tutto... quel "did i say that i need you?" ("ma te l'ho detto che ho bisogno di te?"), che se ne "esce" così, in mezzo ai mille pensieri che si stavano facendo, come a dire che, in fondo, è quella l'unica cosa importante davvero... lo trovo di una dolcezza e profondità uniche. Eh... appunto, forse troppo uniche, ma chi sa... magari... ;) "E se non te l'ho detto, sono un cretino... nessuno lo sa meglio di me!", eh si :)


Beh, spero che questo "viaggio" nella musica dei Pearl Jam vi sia piaciuto, e che possiate cogliere almeno una parte dei tanti messaggi che, attraverso la musica, questo gruppo straordinario riesce a mandare. Quindi vi saluto dandovi appuntamento alla prossima ;)

lunedì 15 aprile 2013

Spring Time!

Un saluto e buon inizio di settimana a tutti quelli che passano di qua, che pochi non sono e questo (a me, a qualcun'altro mi dicono di no ma vabbè ^^) fa sempre molto piacere :)
Sta arrivando il caldo, "esplode" la primavera, le giornate si allungano e la voglia di fare cresce in modo direttamente proporzionale a tutto questo, come è normale che sia. E allora ecco tante buone occasioni per uscire un pò tutti dal "torpore" dei mesi più freddi, passare il tempo libero all'aperto, magari fuori porta, in ogni caso a contatto con la gente, in modo particolare con le persone con cui abbiamo davvero piacere di stare. Perchè insomma, con un tempo così e tante opportunità d'ogni tipo, è quasi un delitto non approfittarne :) Quindi, se posso permettermi di darvi un consiglio, fate, andate, vedete e soprattutto "muovete" tutto quello che si può :) Non dimenticatevi però di fermarvi a riflettere quando vi si presenta l'occasione di farlo, perchè un pò di tempo per ascoltare la nostra testa e far muovere i suoi ingranaggi penso sia sempre buono trovarlo. Anche perchè ecco, siamo a aprile, se "stacchiamo la spina" al cervello da qua al ritorno del brutto tempo... chissà che casino che viene fuori con 5/6 mesi di black out cerebrale, ahahaha :D
E allora, per far lavorare le meningi, mi piace iniziare la settimana proponendovi questa bellissima canzone, nella sua versione "live", di Niccolò Fabi, altro cantautore (che genere ingrato oh! ^^) dei giorni nostri davvero troppo sottostimato e sottovalutato: un testo molto profondo e raffinatamente poetico per una riflessione a tutto tondo sul genere umano, coi suoi momenti euforici ma anche se non soprattutto le tante fragilità che fanno parte, in misura diversa, di tutti noi. Secondo me vale davvero la pena di ascoltare questo pezzo, magari può "suggerire" qualcosa a più di qualcuno :)


Sperando abbiate gradito questo brano forse non per tutti, vi saluto dandovi appuntamento... alla prossima! :)

martedì 9 aprile 2013

Capitano Mio Capitano!

Mi sono reso conto che, nonostante la mia grande passione per il calcio, sin qui non ne ho mai parlato nel blog. E allora, visto che anche ieri sera, ancora una volta, il Capitano mi ha regalato l'ennesima emozione dei suoi vent'anni di carriera con la maglia giallorossa, beh... parliamone! :)
Vent’anni sono un quarto più o meno di quello che ci capita da quando cominciamo ad essere romanisti a quando smetteremo di esserlo per ragioni di forza maggiore. E chissà se smetteremo. Un quarto di questo nostro contemporaneo e autorizzato delirio è invaso da cinque sillabe perfette, a scandirle o a dirle tutte d’un fiato, Fran-ce-sco To-tti. Uno di famiglia, possiamo dirlo, per quanto c’è intimo. Lui comincia che noi siamo già quasi finiti, nel senso di tifosi logorati e folgorati da una catena di emozioni, quasi tutte legate all’infelicità, che sono quelle che più si ricordano. Romette a ripetizione, piaceri rari e mediocri, interrotti dall’ ”incidente” Liedholm barra Falcao fino agli ultimi lembi di Pruzzo, ma pure lì, in quegli anni di vacche grasse, derubati, scippati, turoneggiati e anche leccizzati.
Poi arriva lui. Il cinquesillabe dal culo basso e due piedi che cantano. Biondo, per giunta. Come il Tevere. E cambia tutto. Continuiamo a vincere poco o niente, uno scudetto che ne vale minimo dieci, ma abbiamo trovato la nostra droga uguale perdizione. Chi se ne frega dei trofei. Era il 28 marzo 1993. Era la Roma di Vujadin Boskov, un genio sprecato a riscaldare panchine e a fingere di essere un allenatore. Era la Roma dei Cervone, dei Comi e dei Garzya, dei Bonacina, del Caniggia mai stato Chiggia e del Mihalovjc che sarà laziale. Ci bastavano e avanzavano i Giannini, gli Aldair, i Balbo e i Rizzitelli, che Muzzi già stava in panchina. Tre minuti e quel sedicenne piantato a terra trovò il tempo e il modo di sventagliare un pallone che aveva già tutta incorporata la storia di questi vent’anni.
Era timido, ma così timido, che arrossiva per un niente. Arrossiva e abbassava lo sguardo quando te lo presentavano come “un predestinato”. Mazzone lo svezzò, Zeman ne fece un calciatore dionisiaco, Capello gli ha dato il titolo, Spalletti l’inventò come l’uomo che farà l’impresa. L’ha fatta, l’impresa, e altre ne farà. Quel rossore, nel frattempo, si è stinto, è diventato disincanto, ma non ha smesso di collezionare incanti. Uno su tutti, Inter-Roma del 26 ottobre 2005, Cambiasso e Ze Maria bevuti, Materazzi scherzato e, dal limite, il cucchiaio su cui ancora oggi Julio Cesar s’interroga e San Siro che applaude perché proprio non può farne a meno. Lì, quella sera, in quel gesto, Totti s'è mostrato divino.
Quel sedicenne non immaginava di diventare una leggenda e ora che lo è diventato non sa di esserlo. Per saperlo deve specchiarsi ogni giorno nella devozione della sua gente. Per farlo, Francesco Totti si è detto romanista a vita. Si è dato il giallorosso come seconda pelle e camicia di forza. Folle a suo modo. Un suicidio calcistico, forse, per i cervelli che misurano la vita in trofei, una scelta illuminata se hai preferito garantirti una serenata a vita sotto i balconi di Trigoria. Sapere che, prima o poi, anche lui passerà come passa ogni cosa è un tale strazio che il tifoso romanista è da anni nel panico alla sola idea. Nostalgici prima ancora di averlo perduto, mancanti in sua presenza. Incapaci di godere sino in fondo delle meraviglie che ancora ci dispensa perché si avvicina il giorno in cui tutto questo finirà. Si chiama lutto preventivo. Francesco questo l’ha capito. Lo sa misurare lui per primo il vuoto che lascerà. Ed è questa la ragione per cui, prima ancora dei record e dei Piola, ha deciso d’insistere fino a che le forze lo sorreggeranno. La nostra disavventura sarà perdere le sue imprese. La sua? Non esserne stato spettatore.

Insomma, il tempo corre e si porta via tutto e tutti, ma intanto, anche ieri sera... l'ennesimo gol, l'ennesimo record, l'ennesima "perla"... grazie Capitano!

venerdì 5 aprile 2013

On Sale!

Un recentissimo studio della Camera di Commercio ha ufficializzato che, mediamente, ogni giorno in Italia chiudono 1000 imprese: si, avete capito bene i termini, "ogni giorno" e "1000", non c'è alcun errore di battitura, purtroppo sono i freddi numeri di una situazione ormai davvero ai limiti del collasso. Beninteso, non stiamo messi bene noi ma neanche altrove si ride, la crisi è globale, la vecchia Europa c'è dentro praticamente tutta e anche negli altri continenti, in proporzione diversa, non se la passano certo alla grande. Ora, lungi da me volerne fare un post socio/politico perchè non ne ho sicuramente nè le capacità nè, soprattutto, le competenze, posso però esprimere sicuramente un parere da persona ancora mediamente (molto mediamente ^^) giovane che si ritrova in questo stato di cose, ed è assolutamente disorientata da ciò che vede attorno a se: per iniziare dall'osservazione più banale, il lavoro a dir poco scarseggia, anzi al momento è statisticamente più facile perderlo che trovarlo, e già questo basterebbe. Oltretutto, quel poco che c'è è quasi sempre estremamente "precario" e immancabilmente "temporaneo", "determinato", "subordinato" ecc... E se non c'è lavoro non puoi permetterti certo di "pianificare", "programmare" qualcosa, qualsiasi cosa, a meno che tu non sia un ereditiero oppure uno che agisce più di impulso che con la testa, "che poi una soluzione si trova". Non dico che dovrebbe essere come nei gloriosi anni '90, dove c'era un mare di soldi per tutti, con annessi sprechi epocali dei quali oggi, in periodo di vacche magrissime, stiamo pagando il pesante "tributo", quello sarebbe troppo, però rende l'idea di quanto, negli ultimi 15/20 anni, sia davvero cambiato tutto. I "rapporti di forza" si sono spostati verso oriente, e la cara Europa s'è accorta, tardi, di non potersene più restare in panciolle a vivere di rendita sulla sua comoda poltrona, di non essere più il "centro del mondo". Adesso lo sa, e anche noi "popolani", lentamente, ce ne stiamo (forse... perchè qualcuno per me ancora non ha realizzato...) accorgendo, per quanto chi di dovere finge bene che sia un momento, in fondo, non poi così critico come in realtà è. E intanto ti guardi intorno e vedi sempre più serrande abbassate, anche di grossissimi marchi nei più importanti centri commerciali che insomma, ok che con la crisi chiudono a Tor Pignattara, ci posso stare, ma quando inizia a sbaraccare anche il colosso mondiale, nel posto più importante e frequentato di Roma... è il segno che c'è davvero qualcosa che non va, e a grandi livelli. Ma poi, se ci pensate solo un attimo, quale che sia la vostra "bandiera" (ammesso abbia ancora senso averne..), assolutamente con sguardo quindi a-partitico, le ultime elezioni hanno dimostrato che nel nostro paese non ci sono, ora più che mai, nè unità d'intenti nè chiarezza, tanto in chi governa che nella popolazione stessa: questo accade perchè mancano certezze, l'essere umano, e il cittadino medio in generale, ha bisogno di certezze, di sicurezze, invece appunto al momento ti guardi intorno e vedi che tutto va allo sfascio, ti promettono questo o quello per restare attaccati alla poltrona ma tanto poi non cambia niente e, anzi, se possibile vieni tassato sempre più, che fra un pò arriva pure lo sceriffo di Nottingham a chiedere le tasse per Re Giovanni... essù! Col gallo con la chitarra che in sottofondo canta malinconicamente "...ogni città, qualche guaio ha...". Davvero, ho seriamente paura per il mio futuro, e dico mio perchè, per ora, non posso pensare più "oltre" di così nè poi, anche potendo, credo proprio che ci penserei perchè appunto pianificare qualcosa, attualmente, è peggio di un salto nel buio da bendati e con mani e piedi legati. E' triste, me ne rendo conto, ma purtroppo lo dice chiaramente l'evidenza. E certe volte, se mi fermo un pò a pensarci, mi rattristo molto perchè i giovani dovrebbero essere invece incentivati a pianificare, progettare, se vogliamo anche "rischiare" sapendo di cadere comunque se non in piedi, quantomeno quasi! invece qua se "rischi" (nel lavoro, in un investimento, in un rapporto) e poi va male, sei praticamente fatto, stai "con le pezze", come si dice dalle mie parti. No, dovrebbe essere data ai giovani la possibilità di crearsi la propria vita sin da subito, di fare esperienza, con le doverose certezze necessarie che invece questa società che sa solo prendere, e mai dare, al momento non offre minimamente. Progettare qualcosa oggi è tanto rischioso quanto, sembra, lo è per la società investire su qualcuno. E allora boh, io rimango perplesso e temo che prima o poi si arriverà ai forconi se continua così... ma speriamo di sbagliare, ovvio!

Ciò detto, spero di non avervi annoiato nè, soprattutto, magari "rabbuiato" con queste osservazioni intrise di amaro realismo, ma parer mio è sempre meglio saperle le cose, e poterci poi ragionare sopra con la nostra testa, piuttosto che vivere nella beata ignoranza, anche se per certi versi mi rendo conto che sia più semplice, senz'altro più comodo. Concludo quindi con una vecchia canzone di Bennato, scritta in tempi lontani e dal testo profondamente filologico che vi consiglio di non trascurare, che... ci sta direi benissimo in questo contesto di "dismissioni".


Alla prossima!