giovedì 29 maggio 2014

Sulle Pagine Del Tempo

Tutto nasce da un' agendina. Qualche tempo fa ne ho trovata casualmente una, non mia, sulle cui pagine si parlava con tanto amore di me. Era di mia madre, che scriveva ormai oltre 22 anni fa di se stessa, delle sue paure, dei suoi affetti e, appunto, dell' amore per me e per mio fratello. Specifico che non l' ho cercata volontariamente, mi è proprio capitata tra le mani sistemando alcuni cassetti e ho davvero letto soltanto quella pagina, come se fosse un guardare tanto bello, si, ma non autorizzato, ed io alla privacy tengo moltissimo, tanto mia quanto altrui. Ho però ovviamente raccontato l' accaduto a mia madre ed è stato veramente un bel momento.
Questo episodio mi ha così colpito che, pochi giorni dopo, mi sono recato in un negozio di cartoleria ed ho acquistato una bella agendina di velluto nero con il bordino giallo acceso, un colore che mi piace tanto. Non l' ho comprata però per me, ma per regalarla ad una persona speciale, scrivendole una dedica sulla prima pagina ed invitandola a far "bruciare" quelle successive, ancora bianche in quel momento, con tutti i suoi pensieri e soprattutto con tutto il suo amore, che è immenso. Mi piaceva insomma l' idea che un giorno, come accaduto casualmente a me con l' agendina di mia madre, anche Lei potesse ritrovare questo piccolo "scrigno" pieno dei suoi pensieri, e spero riderne ed emozionarsene come ho fatto io. Magari anche non da sola, magari proprio assieme a me... sarebbe molto bello :)
Così succede che, martedi sera, Lei mi dice che sta scrivendo su quell' agendina che le ho regalato e... ho un flashback: anch' io, pur brevemente, ne ho avuta una. La utilizzavo quando facevo gli scout, ci annotavo i miei pensieri la sera prima di andare a dormire o subito dopo qualche accadimento importante. Ho sempre amato molto scrivere e l' ho fatto moltissimo ma in generale non utilizzavo agendine, però questa... d' improvviso me la ricordo, e decido quindi di mettermi alla sua ricerca. Per fortuna sono una persona abbastanza ordinata, quindi metto le mani dove penso di trovarla e... eccola lì: arancione sgargiante, sopra c'è lo scudetto della Roma attaccato con lo scotch, pratica che era un pò una mia sciocca "mania" di quegli anni, lo facevo sui diari di scuola soprattutto ma anche su quaderni ad anelli e cose simili, attaccandoci loghetti, scritte o cose che li caratterizzassero e li rendessero proprio miei. Non dico bizzarro, ma particolare forse si ^^
Comunque sia, mi ritrovo così con in mano quell' agendina e non ricordo assolutamente cosa posso averci scritto ma i momenti in cui lo facevo mi tornano invece subito alla mente, quindi la apro ed inizio a "mangiarmela" letteralmente con gli occhi. E sorrido ricordando questo o quell' episodio, quella lunga camminata, quella discussione con gli amici di sempre. Già, perchè dovete sapere che per quanto sia usuale ritenere gli scout una cosa "sfigata" (diciamocelo dai, senza paura! ^^) questo è un madornale errore: la tv ci ha offerto un' immagine di dei tizi perfettini, precisini, pignoli, tontoloni, che insomma non sono proprio il top del top della popolarità ^^ Ma, appunto, è un' immagine del tutto fuorviante e solo chi ci è stato dentro può capirlo. Certo, ci sono ANCHE alcuni tipi che effettivamente sono davvero così, ma non certo tutti, anzi... e non credereste, se ve le raccontassi, alle cose incredibili che abbiamo combinato negli anni, tutto eravamo meno che bravi fanciulli ^^ O meglio no, bravi si, ma rammolliti e poco allegri no, tutt' altro :)
Ma tutto questo per dire cosa? che le persone di cui parlavo su quell' agendina ormai oltre 10 anni fa, OGGI... sono ancora qui, praticamente TUTTE. Oggi che siamo grandi, si lavora, si studia, si progetta il futuro, c'è chi si è trasferito, chi lo farà, chi si è sposato, chi convive... ma TUTTI sono ancora nella mia vita, OGGI. E nelle posizioni oltretutto più importanti, a testimonianza di un qualcosa che è nato in quel contesto riunendo ragazzi dello stesso quartiere che poi però hanno deciso, oltre quell' ambiente, di frequentarsi, di viaggiare assieme, di far sport o attività di svago comuni, più semplicemente di regalarsi, l' un l' altro, una grande amicizia che, senza alcun dubbio, per me è figlia delle splendide esperienze che SOLO un contesto di quel genere, talvolta "estremo" anche, può darti. Perchè là non c'è il telefonino, il vestito firmato nè le comodità di tutti i giorni. E allora escono le persone vere, per come sono, nel modo più puro ed essenziale, con tutta la forza della semplicità, quando una borraccia o un panino da condividere con chi ne ha davvero bisogno anche se sei assetatissimo e affamatissimo tu stesso hanno un valore immenso. Posso dire, con certezza e senza dubbio alcuno, che questi sono rapporti speciali che mi porterò sempre dietro nella vita, ho avuto amicizie anche a scuola, certo, ma OGGI, della scuola (includendo tutte le varie esperienze a cominciare dalle elementari), se va bene sento casualmente ancora QUALCUNO, degli scout invece li frequento ancora praticamente TUTTI. E non parlo di 5 persone... ma almeno di una dozzina e guardacaso proprio domani sera ci rivediamo, TUTTI, per festeggiare il compleanno di una nostra amica. Quanta soddisfazione mi da aver speso bene il mio tempo, averlo fatto per qualcosa che ad altri sembrava "sfigata" ed invece... gli sfigati erano nettamente loro, perchè io oggi ho tanti amici, veri, e sfido in primis quelle stesse persone che facevano ironia, come chiunque altro, a trovarne di migliori :)
Adesso torniamo però all' agendina, che è il fulcro e il motivo di questo post: rileggermi a distanza di così tanto tempo è stato davvero forte ma, dall' inizio alla fine, assolutamente bellissimo. Non ho trovato nulla di doloroso, nulla di negativo, sarà che sono sempre stato uno che cercava il positivo nelle cose ma mi ha tanto colpito il fatto che, pur se quelle pagine raccontano anche di momenti non fantastici, nulla è mai riuscito ad abbattermi. E comunque la maggior parte di questa agenda è occupata da episodi simpatici o dal racconto di mie sensazioni nate da ciò che per qualcun' altro potrebbe essere il nulla ma che a me invece "muoveva" qualcosa, come lo sguardo di una persona incontrata per caso o la vastità immensa di un paesaggio a 3000 metri d' altezza. Parlavo tanto di me, dei miei pensieri, e per farlo ogni momento era buono, soprattutto la sera mentre gli altri dormivano ed io invece me ne stavo lì col mio quadernino vicino al fuoco o alla luce (scarica tipo lumicino votivo ^^) della mia torcia.
In particolare mi ha colpito un pezzo, quasi alla fine dell' agendina, in cui "contravvengo" a una regola che, all' inizio della scrittura, io stesso invece mi ero dato: "in questa agendina parlerò solo delle vicende e delle emozioni legate alla mia esperienza scout, non di altro", scrivevo, e infatti fin là avevo rispettato questo mio "dettame" alla lettera. Ma appunto, all' improvviso, arriva un pensiero slegato dal contesto dell'agendina, due paginette praticamente intere a parlare di qualcosa che evidentemente "pesava" tanto nel mio cuore e, quindi, da qualche parte dovevo appoggiarla perchè mi sgravasse dal suo peso. Parlavo di qualcuno che non c' era, del perchè non c' era e di quanto questo non mi facesse star bene ma, al contempo, restavo convinto del fatto che avrei dovuto continuare ad insistere perchè, prima o poi, avrei avuto quello che volevo e proprio come lo volevo. Leggere queste mie parole di praticamente un decennio fa, oggi, mi ha colpito immensamente, mi ha fatto capire perfettamente perchè io sono come sono, perchè non potrei essere diverso da questo. E allora con un sorriso grandissimo perchè, nel frattempo, mi sono accorto che oggi io quella persona l' ho finalmente trovata, mi sono messo di buona volontà a riscrivere quelle parole altrove, affinchè non restassero solo lì fra svariate cancellature e "chiuse" nella grafia incerta tipica di chi scrive praticamente al buio come ero costretto fare in quei giorni lontani, ma potessero ri-emergere adesso in questo nuovo tempo, scritte dal me di ieri per il me di oggi, in tutta la loro timida ma eccezzionale forza.
Si, ho letto tante cose che mi "spiegano" perchè sono così ora, ho osservato tante analogie ma anche tanta crescita (e meno male! ^^) rispetto al me di quel tempo pensando alle piccole e grandi paure che potevo in quel momento avere ritenendole insuperabili e che invece adesso mi fanno sorridere. Insomma, è stato un eccezionale viaggio nel tempo, nel mio tempo, che davvero mi ha lasciato dentro qualcosa di enormemente positivo. E il bello è che, oltre a quell' agendina, ho scatole intere di bigliettini e fogli, miei o scritti per me da amici, e poi regali, pensieri, dediche... non mi rendo nemmeno io conto di quanto sia prezioso, fantastico, quello che ho vissuto e, oggi, mi porto dietro. Un qualcosa che farebbe invidia a molti, e che invece per me è stata ed è la normalità.
Insomma, è deciso, un giorno me lo passo tutto intero a ri-leggermi ogni cosa... sarà un lavorone ma ne uscirò sicuramente pieno di sorrisi e con una meravigliosa "rispolverata" alla mente, di quelle che fanno tanto, tanto bene :) Capendo che certi angoli del passato, fortunatamente, sono diventati curve sicurissime nella mia memoria, e che io sono quel che sono soprattutto perchè so esattamente da dove provengo. Posti belli, persone belle, pensieri bellissimi e sogni mai abbandonati. Con questo bagaglio alle spalle, questa consapevolezza tangibile delle mie origini e dei miei valori, posso guardare senza paura al futuro: sarà tutto quello che desidero sia, da scrivere non più su un' agenda ma, appunto, sulle pagine del tempo che ho davanti.

Alla prossima! ;)

martedì 27 maggio 2014

Giorni Fa

Giorni fa ho comprato un pensile angolare all' Ikea. Sempre giorni fa sono tornato da Ikea con in mano il binario di ferro al quale avrei dovuto attaccare quel mobile a chiedere concretamente come questo si dovesse montare, mancandomi opportunamente una pagina intera del suo manuale di istruzioni: non so se per cortesia loro o per paura di un mio utilizzo stile film horror del suddetto binario di ferro, fatto sta che me lo hanno spiegato perfettamente e celerissimamente in nemmeno cinque minuti, e sono poi così riuscito a costruirlo.
Giorni fa avevo un gran sonno e sono andato a dormire un pochino prima del solito ronfando beatamente, dal giorno dopo però forse anche per via del caldo che sta ultimamente uscendo fragoroso e che molto mal sopporto non sono più riuscito a riposare decentemente. Giorni fa è stato il mio compleanno, una bella giornata resa più di tutto speciale da una dolcissima sorpresa all' esatto scoccare della mezzanotte. Per far si che fosse un giorno magnifico so io cosa ci sarebbe voluto, lo so benissimo, ma sono anche perfettamente consapevole che al mio prossimo "natale" lo avrò, e allora varrà la pena di aspettare ed intanto godermi ciò che ho avuto. Che poi pazienza e capacità di gestire l' attesa solitamente non mi mancano, anche se sto iniziando a scoprire che talvolta non è la cosa più semplice del mondo neanche per me, tanto è ormai indispensabile alla mia vita ciò che aspetto. Ma al limite mi farò un bel corso zen nel più vicino monastero e mi rimetteranno a nuovo, tipo Aldo Baglio in "Chiedimi se sono felice". Ed io si, sono felice, moltissimo.
Giorni fa cercavo con forza una data, ieri me la sono andata praticamente a prendere e l'ho avuta, ed anche se ancora è lontana mi è sembrato di essere già là dove, finalmente, so che sarò. Ne avevo sinceramente bisogno. Un entusiasmo dilagante, l'impressione di volare ancora più in alto di quanto già non faccia ma poi, sempre ieri, ho avuto all' improvviso paura. Si, paura, un sentimento che non avvertivo più da parecchio e che soprattutto non mi è storicamente quasi mai appartenuto perchè si, non sono un temerario per definizione ma chi mi conosce sa che per far vacillare me ci vuole davvero qualcosa di eccezionale. Eppure per un brevissimo lasso di tempo mi ha fatto compagnia, quasi paralizzandomi, salvo poi scomparire prontamente e totalmente dopo un bel sorriso nella consapevolezza, tangibile, che non ci fosse alcun motivo di averne. "Due minuti di paura, poi pronti/via" cantava il buon Max, ecco, una cosa del genere. Ma credo serva anche quella, e infatti a me è stata utilissima per rinsaldare le mie certezze, per sentirmi legare ad esse (e non soltanto) ancora più stretto, come un nodo che non cede per niente ed anzi come colla diventa ogni giorno più duro. Ma non perchè qualcuno ti costringe al suo interno, semplicemente perchè sei tu che vuoi starci, che devi starci, che sai che quello è il posto tuo e di nessun' altro e la corda quindi non ti fa male ma, piuttosto, ti fa avvertire sulla pelle la solidità del legame che essa stessa definisce.
Ho così ripreso il mio bellissimo volo, il mio planare costante ma mai prevedibile in avvicinamento alla prossima tappa di questo viaggio. Con in tasca un pezzo di carta che concretamente altro non è, non fosse però che quella data che ha stampata sopra rappresenta adesso, per me, il più grande stimolo che abbia mai avuto dentro. Sarà forse perchè oltre a quella non ce n'è, dopo, un' altra come invece solitamente avviene, e questo quindi mi "regala" la possibilità di infilarci dentro tutto ciò che desidero, senza limiti perchè appunto, almeno ora, il limite davvero non esiste: c'è un inizio ma non una fine. E quanto mi piace questo concetto, quanto mi esalta l' idea che quello che ho davanti possa durare quanto voglio (magari anche all'infinito?) ed essere tutto ciò che desidero, come lo desidero ma anche come non mi aspetto che sia ed invece poi sarà, calzandomi perfettamente addosso.
Insomma, questa breve e anche oggettivamente immotivata paura mi è stata utilissima a prendere ancora più consapevolezza di me stesso ed a trarre ulteriore forza per andare incontro a quelli che sono i miei obiettivi e che intendo raggiungere uno ad uno al giusto tempo, un tempo che però DEVE vedermi protagonista attivo del suo scorrere, mai passivo. Obiettivi che diventeranno poi gesti concreti, gesti concreti che si trasformeranno in impegni, impegni che porteranno a cambiamenti epocali, cambiamenti epocali che significheranno essere finalmente al centro della mia vita, nel modo più completo e al momento più giusto. Che è questo in cui sto vivendo, che è proprio oggi e, se non oggi, nel domani più immediato e non certo in un periodo nebuloso e sfocato del futuro, no, perchè io lo vedo benissimo. E mi vedo benissimo.
Perciò semplicemente continuo a volare, mi preparo, penso, invento, fantastico, immagino e al momento di andare vado. Che magari poi quello che immagino diventa realtà, e pure se non ci diventa sono sicuro che ciò che troverò supererà anche il più esaltante dei miei pensieri, perchè finisce sempre per andare così e, forse, il bello e la magia del tutto risiede proprio in questo: sogna e desidera il meglio ma aspettati e sii consapevole di poter trovare anche infinitamente di più.
Questa è la mia vita, questa è esattamente la vita che voglio. Per sempre.


Per sempre TU.

Alla prossima... ;)

martedì 20 maggio 2014

Allo Stesso Tempo

Ieri pomeriggio, del tutto casualmente mentre cercavo ispirazione per un nuovo post, mi è tornato in mente un episodio della mia infanzia: andavo alle elementari, una delle primissime classi, eravamo nel periodo pre natalizio e la maestra ci chiese di disegnare su un foglio il regalo che più avremmo desiderato ricevere di lì a poco. Premesso che era quasi un' altra epoca rispetto ad oggi, nel senso che a quei tempi il massimo della tecnologia poteva essere il Game Boy o le primissime consolle Nintendo quindi si usava richiedere ancora i giochi più classici e semplici come palloni da calcio o pupazzetti di questo o quel personaggio dei cartoni animati, ricordo distintamente quello che disegnai io. Mi piacevano tanto i Lego, ero entrato abbastanza in fissa con quelli della versione dei cavalieri medioevali, anche perchè nella mia classe c' era un bambino, Matteo, che li portava sempre e ci giocavamo assieme, ma erano suoi e quindi io desideravo fortemente averne di miei. E allora, mentre Michele riproduceva sul suo foglio un pallone da calcio e le scarpe Bull Boys, Daniele l' ultimo dei robot appena usciti e Luca il completino della sua squadra di calcio preferita, ricordo che io iniziai a disegnare questi Lego versione medioevo.
Apro qui una piccola parentesi specificando che io disegno ancora oggi come disegnavo allora, infatti per questo tendo a farlo poco... diciamo che non è tra i miei talenti più spiccati ed apprezzabili, in ogni caso ve lo sto facendo presente affinchè immaginiate al meglio la scena, un bimbo di 6/7 anni che in classe impastrocchia il foglio alla bene e meglio cercando di disegnare i Lego che tanto desiderava. Ma non fu la consapevolezza, pur evidente sotto i miei occhi, di non essere un abile disegnatore a fermare la mia "opera": no, semplicemente qualcosa mi passò nella testa, soprattutto qualcuno, e allora girai il foglio e feci un altro disegno, riproducendo un orologio/sveglia. Sapete quelli che andavano una volta, da comodino, di metallo con i campanelli sopra che facevano un rumore infernale che più che svegliarti in realtà serviva ad attentare alla tua salute? Ecco, quelli. L' immagine qui in questo post ve ne da un' idea, ovviamente tenete presente che questa è molto meglio di quella che disegnai io ^^
Cosa se ne fa un bambino di un orologio/sveglia? soprattutto poi uno che arriva ogni giorno a scuola con almeno venti minuti di anticipo, quindi problemi di orario non sembra averne. Perchè chiedere questo regalo per Natale? Me lo domanderei ora io, da esterno, e me lo domandò di lì a poco la maestra quando venne a vedere il mio foglio. "Io voglio tempo, maestra, vedi che c'è scritto dentro?": questa fu la mia risposta, ed effettivamente dentro il quadrante dello sgangherato orologio da me disegnato, come fosse la "marca" per intenderci, c' era scritto "Tempo", non "Breil", non "Sector" ecc... Per completezza devo qui ammettere che la mia frase non finì lì, aggiunsi infatti che questo tempo lo volevo con qualcuno che poi, però, mai me lo ha dato, ma ero solo un bambino e si sa, i bambini credono a tutto e a tutti, almeno finchè appunto bambini rimangono. E quel bambino credeva davvero che disegnando quell' orologio e non i tanto agognati Lego avrebbe avuto ciò che desiderava. Invece poi sotto l' albero arrivarono proprio i Lego (bellissimi tra l'altro! li conservo ancora gelosamente ^^) ma non quel tempo così fortemente desiderato, nè in quel Natale nè successivamente. Questa però è un altra storia e comunque, non posso non dirlo, di ottimo tempo "ricevuto" ne ho sempre avuto, tanto, bellissimo e da diverse persone che, differentemente da chi non lo ha fatto, mi sono state sempre accanto e sempre mi hanno fatto dono del loro tempo e del loro amore, anche senza che io lo richiedessi :)
Tutto questo per dire cosa? che ieri ricordando questo episodio ho riflettuto ancora una volta sullo scorrere del tempo, su dove mi ha portato e su quanto mi ha cambiato, soprattutto su chi ha voluto intrecciare il suo col mio durante il lungo percorso. E, sempre casualmente, mentre lo facevo YouTube mi suggeriva un pezzo del mio buon "cugino" Gianluca che stranamente non conoscevo, il titolo poi sembrava legarsi benissimo ai pensieri che fluivano proprio in quegli istanti nella mia testolina e quindi ci ho clikkato sopra, rimanendo sorpreso di quanto calzasse bene addosso a quel momento.


Non sarà certo un capolavoro ma ho apprezzato molto questo brano, mi "sa" di qualcosa che conosco bene perchè è verissimo che lo scorrere del tempo ci mette in relazione con tantissime persone per le quali siamo tutto o niente allo stesso tempo. Persone che ci amano e ci consigliano, che ci conoscono nel profondo e sono una presenza costante nella nostra vita ed altre che ci trovano indifferenti e non si sono mai interessate di noi, come noi di loro magari. Mi piace poi soprattutto il concetto dell' essere comunque contenti, in qualsiasi modo le cose siano andate quello che conta davvero è che oggi, nel presente, si sia felici di come si è e di tutto quello che si è avuto o non avuto. Ed io posso dire di essere tanto contento. Adesso si.
Non prima, perchè ci sono stati periodi dove qualche situazione mi aveva molto "incupito" e rischiava di fare gravi danni, o comunque di cambiarmi definitivamente dentro, là dove poi l' eventuale cambiamento sarebbe rimasto indelebile modificando il corso della mia esistenza. Come tutti ho passato questa o quella fase più o meno felice, gli alti e i bassi che fanno parte della vita di ognuno di noi, vivendo momenti in cui appunto credevo solo e soltanto in me ed in nessun' altro. Già, mi ricordo che spesso dicevo a me stesso che l'unica persona di cui potevo ciecamente fidarmi fossi io, che anche nel giorno e nell' angolo più buio avrei potuto comunque confidare in me per uscirne ogni volta, ed in effetti così è stato quando mi sono ritrovato spalle al muro a poter contare soltanto sulle mie forze per farmi strada. Insomma, ero arrivato a convincermi che il miglior tempo al quale vivere e su cui sincronizzarmi fosse il mio e basta. Ne ero ormai fortemente convinto.
Ed invece, proprio quando non cercavo e soprattutto non mi aspettavo, ho magicamente trovato qualcuno che ha cambiato lo scorrere ed il senso del mio tempo. Qualcuno con cui amo vivere in meravigliosa simbiosi e con cui ho quindi sincronizzato perfettamente le mie lancette perchè, semplicemente, altro non si poteva fare. Una persona che mi ha regalato tutto il suo tempo ed il suo amore come quel bimbo delle elementari chiedeva per un Natale di tanti e tanti fa. Insomma, forse con un pò di ritardo il regalo che volevo è però arrivato. Non da chi lo desideravo in quel momento, ma a ben vedere probabilmente se qualcuno doveva realizzare questo mio infantile desiderio, beh, ho trovato proprio la persona più adatta a farlo, a darmi cioè un tempo anche migliore di ciò che speravo! E a farmi scegliere liberamente di regalarle io, a mia volta, tutto il mio, ponendola al primo posto rispetto a tutto e a tutti in un angolo del mio cuore e della mia vita che mai a nessun' altro avevo concesso di occupare.
Ed allora, particolarmente oggi che non è un giorno a caso visto che uno specialissimo "segnatempo" rivela un altro piccolo grande traguardo da festeggiare, sono così contento di poter dire che si, resto sempre il miglior amico di me stesso e non smetto certo di credere in me, ma la differenza è che, allo stesso tempo, io oggi credo anche in qualcun' altro, che è la mia migliore amica ed il mio grande amore. Ciecamente.

"Sai in che cosa credo io?
Io credo solo in ME... ed in TE,
allo stesso tempo"

Ed è bellissimo.

Alla prossima ;)

martedì 13 maggio 2014

La Freccia ed il Cuore

C' era una volta una freccia che se ne stava comoda comoda sullo scaffale dell' emporio di un mercante in attesa di venir scelta dal giusto arciere. Ricavata da un prezioso legno di cedro e quindi solida come il nobile ed imponente albero, venne intagliata con cura dal suo fabbricante con un' attenzione particolare al peso e alla forma, per renderla particolarmente veloce e precisa. Dovete sapere infatti che le frecce di diametro e peso maggiore consentono si di coprire un'area più vasta sul bersaglio che sono destinate a colpire ma contemporaneamente sono molto più soggette alle bizze del vento e lente nel loro tragitto, mentre quelle più sottili sono estremamente più rapide e leggere, perfette per una scelta di precisione finalizzata a colpire non per far male ma piuttosto per centrare un obiettivo specifico, magari in un torneo.
Essendo l' emporio in un villaggio di cacciatori al mercante venivano quindi continuamente richieste le frecce più robuste, con le loro grandi punte capaci di perforare con forza il bersaglio verso cui venivano dirette, perciò la sottile freccia di cedro non trovando chi sapesse e volesse farne il giusto utilizzo rimase lì sul suo scaffale, quasi dimenticata. Passarono così tante e tante lune al pari di tanti e tanti arcieri, la freccia osservava il gran via vai delle altre frecce dell' emporio destinate talune alla guerra, altre alla caccia grossa, altre ancora alla difesa del castello del nobile che governava quelle terre, e nessuno sembrava ormai più nemmeno notarla. Un bel giorno però un giovane arciere non del luogo si presenta all' emporio, e tutto cambia. Non è di quelle terre, lo si vede bene, oltretutto la sua faretra è assolutamente vuota e proprio non ha l' aria del cacciatore. Si avvicina al bancone e chiede al mercante "cerco una freccia per colpire un bersaglio speciale". Il paffuto venditore allora gli domanda quasi ridendo cosa intenda trafiggere di tanto straordinario, ricevendo come risposta un sorprendente "il più bel cuore di questa terra!". Un cliente insomma quantomeno inusuale, la richiesta infatti è ovviamente molto particolare e scatena l' ilarità degli altri presenti nel negozio: "un cuore? e chi mai andrebbe a caccia di un cuore!? sei forse un dottore!?", "piuttosto punta prede più grandi e semplici, ragazzo!", "ecco a voi il più grande cacciatore di cuori di questa terra, ahahaha!", queste alcune delle frasi che gli vengono rivolte come scherno, ma il giovane resta lì e rilancia "allora, buon uomo, potete aiutarmi?". Ostenta così tanta sicurezza di se che il mercante, colpito da tanta fermezza, non indugia oltre e con la sua camminata lenta si avvicina agli scaffali dell' emporio dicendo "bene, forse allora è il tuo giorno fortunato perchè credo di avere proprio ciò che fa al caso tuo, amico mio". Il tempo di spostare le altre massicce frecce che si trovano più avanti ed eccolo afferrare e portare al bancone la sottile e dimenticata freccia di cedro: così bella, così leggera, così diversa dalle altre, con piume di bianco candido, rapisce subito l' attenzione dell' avventore che esclama entusiasta "eccola, è Lei, l' ideale per colpire senza ferire ma piuttosto per unire. Qualsiasi sia il prezzo, io la prendo!".
"E cosa vuoi colpire con quella, un topolino!?", "E' così esile che non saresti mai in grado di ucciderci nessuna preda!"... ancora parole, vociare altrui del quale però il giovane arciere non si cura minimamente se non per rispondere con un laconico "io, infatti, non devo uccidere, proprio no". Quindi prende il suo sacchetto delle monete pronto ad effettuare l' acquisto ma il mercante lo ferma: "No amico mio, te la regalo. Non venderei comunque a nessuno di queste parti una freccia del genere, è troppo sottile e leggera e qui è una terra di cacciatori e predatori, non certo di arcieri in cerca di cuori. E poi è su quello scaffale da così tanto tempo che credo sia davvero giunto il momento di separarmene. Sono sicuro che tu saprai farne buon uso, prendila quindi, è tua!". Il ragazzo sorride, ringrazia con un semplice ma chiarissimo gesto della testa, prende la freccia, la ripone nella sua faretra in attesa di scoccarla sul giusto bersaglio e si incammina lungo il sentiero. In un attimo è già sparito all' orizzonte.
In breve tempo la gente del luogo ha iniziato a parlare di lui, del cacciatore di cuori e della sua freccia: l' avrà scagliata alla fine? avrà trovato il suo bersaglio speciale? avrà colpito senza ferire ma per unire? c'è chi dice di si, chi giura di aver visto quella freccia di cedro trafiggere un cuore dolcissimo dopo aver disegnato nel cielo la più straordinaria delle traiettorie. Dicono che l' abbia centrato proprio nel mezzo e, come in ogni fiaba che si rispetti, in quel momento un magico incantesimo abbia unito per sempre la freccia ed il cuore più speciale del mondo in un' unica cosa, come se uno fosse, da sempre, il pezzo mancante dell' altro che aspettava quindi soltanto di ricongiungersi ad esso. Raccontano poi che questo magico momento sia stato suggellato dalla materializzazione di un gioiello fantastico e bello soltanto meno della proprietaria di quel cuore immenso e speciale, forgiato da una maga buona che abita tra le stelle. Che freccia e cuore insomma si siano fusi perfettamente in uno, in un istante lungo come una vita, per potersi così ogni volta da quel momento, attraverso questo simbolo meraviglioso, ritrovare e riconoscere: uno il pezzo mancante dell' altro che però adesso non manca più, c'è solo quella freccia per quel cuore, c'è solo quel cuore per quella freccia.

E se in ogni favola c'è sempre un pò di verità... beh allora io che alle favole ci credo eccome cercherò di essere un attento osservatore, e sia mai che non scopra da qualche parte una freccia che incontra perfettamente un cuore. Simbolo di un grande e perfetto amore. Io ci credo, e credo anche di sapere dove andarli a cercare.

Alla prossima... ;)

mercoledì 7 maggio 2014

Ruggiero

E' da parecchio tempo che mi ronza in testa di scrivere questo post, poi per un motivo o per l' altro non ne ho avuto occasione ma direi che adesso è giunto il momento di farlo. Come ormai sarà noto, io abito a Roma, quindi uno dei posti più popolati e caotici non solo d' Italia ma, probabilmente, anche del mondo in generale. Però qui nel mio quartiere, che non localizzerò ma credetemi che piccolo non è, anche se magari solo di vista ci conosciamo praticamente tutti. Cioè, puoi non aver mai scambiato parola o al massimo un saluto di cortesia con le persone in questione però sai esattamente chi è quello che sta parcheggiando l' appariscente macchina rossa degli anni '70, o che la signora che alla stessa ora di ogni giorno fa lo stesso giro dei medesimi negozi della zona sta qui da tutta una vita, e così via. Insomma, è certamente diverso da altri luoghi perchè continuamente "invaso" da passanti ma, qui, c'è un "micro-mondo" del quale, se ti fermi un attimo ad osservarlo in mezzo a tanta frenesia magari sedendoti per un pò su una delle panchine della piazza, riesci benissimo a riconoscere, a definire, a distinguere chi ne fa parte e chi no.
Bene, dovete sapere che praticamente da quando ho memoria ricordo un signore, che nel tempo si è fatto vecchietto, di nome Ruggiero, che andava in giro col suo bel pastore maremmano abbruzzese almeno tre volte al giorno: che diluviasse o ci fosse il solleone lui era sempre in giro col suo cane, e visto che abito anche nei pressi di casa sua (riesco a vederla dalle mie finestre) ho potuto notare come, il resto del tempo, stesse comunque sempre col suo amico a quattro zampe, nel giardino di casa, seduto su una sedia a pensare a chissà cosa mentre il fedele animale gli stava al fianco "rimediando" qua e là tenere carezze dal padrone. Davvero, non so stimare l'età del cagnolone ma credo sia tra noi di certo almeno dalla fine degli anni '90. Questo quadretto ha fatto insomma da cornice, marginalmente come una "comparsa fissa", a tantissimi momenti della mia vita, torni a metà pomeriggio dalla partita di calcetto e vedi il signor Ruggiero a spasso col suo cane, resti a chiacchierare a fine serata con qualche amico sotto casa e Ruggiero ed il suo fidato compagno appaiono nel tuo campo visivo, vai a prendere l' auto in garage e li vedi giocare insieme a palla: Ruggiero e il suo cane sono una certezza, come il giorno segue la notte. Persona educata Ruggiero, saluta sempre quando lo incontri anche semplicemente regalandoti un sorriso, da quanto ho capito nel tempo proviene dalla Svizzera, ha problemi di udito e forse anche di vista, non naviga nell' oro, ama portare il cappellino con la visiera e, certamente, ama ancora di più quel cane che lo segue sempre. A causa dei suoi problemi di vista e udito, Ruggiero attraversa la strada sempre sulle strisce pedonali e al semaforo, col suo passo diventato negli anni lento (ormai è sopra la settantina) ed il suo inseparabile compagno a seguirne il cammino. O meglio, purtroppo, attraversava. Già, perchè dai primissimi giorni di questo nuovo anno Ruggiero non c'è più. E non c'è più perchè qualcuno ha pensato bene di guardare il telefonino invece della strada, non fermandosi così al semaforo rosso ed investendo in pieno Ruggiero ed il suo cane. E se il più fedele amico dell' uomo se l'è cavata con un grande spavento riuscendo evidentemente a schivare l' auto in corsa, Ruggiero non è stato altrettanto fortunato, e per lui l'impatto si è rivelato fatale. Il suo cane è corso a casa, ha allertato la moglie, ma purtroppo ogni soccorso è stato vano.
Ricordo i giorni immediatamente successivi a questo tristissimo evento, nel freddo degli inizi di gennaio quel cane che generalmente abbaiava il giusto ha passato diverse notti, evidentemente, a lamentare la mancanza del suo padrone, e nessuno si è azzardato a chiedere alla moglie di Ruggiero di farlo smettere, anche se quell' abbaiare continuo rendeva quasi tutto ancor più gelido. Poi ad un certo punto il cucciolone ha smesso da solo di abbaiare e, che io ricordi, da allora non lo ha fatto praticamente più. Lo osservo spesso dalla finestra, lì nel giardino dei mille giochi col suo padrone, sta sempre seduto vicino quella sedia che però è inesorabilmente vuota. E la moglie di Ruggiero ovviamente lo porta a spasso, come fa anche un suo credo nipote o vicino di casa (Ruggiero non aveva figli), ma non è più la stessa cosa. Quel bellissimo pastore maremmano avrà forse meno forze perchè non è più giovanissimo ma non è quello, certamente, ciò che più gli manca. Scommetto che ripensa alla mano che lo carezzava, a quei passi da seguire, a quel sorriso cui riportare ogni volta la palla e a quell' uomo silenzioso che però, che piovesse a dirotto o facesse un caldo tremendo, era sempre pronto a star con lui, a portarlo a spasso, a tenerlo accanto a se.
Ho sempre desiderato avere un cane ma purtroppo vivendo in città e non disponendo di un giardino e degli spazi giusti per farlo vivere in maniera ottimale sono dell' idea, diversamente da molte altre persone che evidentemente non capiscono che non si tratta di un gioco prendersi cura di un animale, che per soddisfare un mio desiderio farei star male lui, e allora evito. Ma se un giorno ne avrò la possibilità sarà certo tra le prime cose che farò e che vorrò. In mezzo alla precarietà di tanti rapporti mi piace l' idea di legame e fedeltà che si può creare tra un cane ed il suo padrone, l' amore che si può investire in lui avendo la certezza che ti ricambierà con altrettanta sincerità e, pure, una certa devozione quando, in fondo, non fai altro che dargli un riparo, le giuste attenzioni e qualche carezza. Nulla di eccezionale insomma, ma alla luce di quanto ho visto attraverso la storia di Ruggiero quello che ricevi in cambio da questo amore così semplice è qualcosa che, davvero, va oltre tutto. E allora, io penso che in quel cane triste che gira ancora per il mio quartiere viva sempre e comunque Ruggiero, e quando il cucciolone per cause di forza maggiore non si farà più vedere in giro credo che, come me, più di qualcuno ne noterà l'assenza come, ora, notiamo quella di quel signore sorridente e del suo cappellino con visiera blu.
Purtroppo la vita è davvero beffarda, puoi comportarti sempre bene, attraversare dove e quando devi con la sicurezza che un semaforo rosso equivalga a uno "Stop!" come dovrebbe, ma non per questo sei al riparo da macchine che arrivano a velocità folle guidate da scellerate (era una donna, ma lo dico solo per dovere di cronaca, il discorso è assolutamente generico) che perferiscono stare al telefono invece che guardare dove vanno. Come se la vita altrui fosse di poco conto, come fosse un gioco dove se perdi ti danno nuove vite. No, purtroppo nessuno ri-darà Ruggiero all' affetto dei suoi cari e all' amore del suo cagnolone. Che, come in un film molto triste con Richard Gere che mi è capitato di vedere qualche tempo fa ("Hachiko", tratto da una storia vera della quale potete leggere brevemente qui), credo resterà sempre lì, vicino a quella sedia nel suo giardino ad aspettarne il ritorno. Fino alla fine, fino all' ultimo giorno. Dimostrando con toccante e meravigliosa dolcezza a chi conosce questa storia che non è un gioco la vita, e non è un gioco l'amore.

Ciao Ruggiero ;)

Alla prossima... :)

giovedì 1 maggio 2014

Storie di Lanciatori e Ricevitori

Non sono affatto un appasionato di Football Americano, come del resto non lo ero di Baseball quando tempo fa lo utilizzai per scrivere un post incentrato su una metafora legata a quello sport. Insomma, la mia conoscenza dell' argomento si ferma giusto al Super Bowl, che è tipo l' evento dell' anno in America e nel cui intervallo c'è sempre uno show con un grande artista, e poi ovviamente mi è capitato di vedere diversi film a riguardo perchè la storyline sportiva è molto utilizzata nel cinema a stelle e strisce, ecco quindi i vari "Ogni Maledetta Domenica", "Le Riserve", "Jerry Maguire" ecc...
C'è però un qualcosa di affascinante in questo gioco, di cui mi piaceva parlare per vedere se riesco a farne una riflessione un pò più ampia delle mie, insomma parto da una cosa concreta per andare a finire da tutt' altra parte coi miei viaggi mentali, nulla di nuovo per chi ormai mi segue e mi conosce ^^
Nello specifico, mi concentravo su due ruoli specifici, il "quarterback" o lanciatore e il "receiver", che è appunto colui il quale deve andare a prendere il pallone ovale prima che tocchi terra per poter poi sperare di realizzare la meta, correndo a più non posso. Perciò, scremiamo il campo almeno per il momento dai vari energumeni di stazza immensa che si spintonano e bloccano fra loro e teniamoci solo il nostro lanciatore e il suo compagno di squadra che parte a tutta velocità per ricevere il passaggio. Dovendo darci un ruolo in una ipotetica partita in base a come affrontiamo le cose di tutti i giorni, quale sarebbe il vostro? sareste il lanciatore che, in una frazione di secondo, riceve palla e deve creare l'azione vincente trovando il pertugio e la traiettoria giusta per raggiungere il suo compagno a decine di metri di distanza? insomma, colui che di fatto conduce e determina il gioco? Oppure il ricevitore disciplinato, che ascolta lo schema provato mille volte in allenamento e quindi corre in quel preciso punto, spesso senza neanche guardarsi indietro se non all' ultimo momento, certo che proprio lì arriverà il pallone da afferrare? Come detto, ci sono anche altri ruoli, c'è il già citato energumeno che cerca di saltare addosso al quarterback prima che lanci, o quello di stazza media che fracassa il ricevitore appena cerca di far suo il pallone, o ancora quello che sta sempre in panchina ed entra solo per tirare i calci di punizione coi piedi (forte quello, non gli fa male nessuno a lui, se l'è scelto bene il ruolo ^^)... ma rimanendo sempre e solo su questi due giocatori, voi quale sareste?
Io me lo sono chiesto casualmente, e... davvero, non so dare una risposta definitiva. Nel senso, credo che ci siano momenti in cui ci si può sentire più lanciatore e altri nei quali ci si trova a fare il ricevitore, dove insomma si varia indistintamente il "ruolo" a seconda delle situazioni, ma c'è pure chi è nato per essere o fare solo una cosa, perche quella è la sua natura. Ecco, io ho sempre pensato di appartenere tutto sommato e sommato tutto a quest' ultima categoria, perchè posso tranquillamente dire di aver condotto praticamente sempre le mie vicende nel modo in cui volevo io, si posso aver subito qualche situazione come tutti ma, in fondo, non c'è nulla che, oggi, mi sento di dire che sia andato diversamente da come volevo. Almeno delle cose che io stesso potevo determinare, chiaro. Se ho scelto di non fare una certa cosa perchè non mi convinceva o non la vedevo adatta a me anche se sarebbe stato facile confondersi e "caderci" ho portato avanti quella scelta e oggi non la rimpiango, se ho deciso lo schema che volevo giocare e ho continuato comunque a lanciare il pallone sempre e solo in quel determinato modo anche se non c'era nessuno che riusciva a prenderlo sulla base del fatto che l'unico schema vincente per me era quello, e che provandone un altro più semplice si, avrei potuto guadagnare metri ma non certo andare a punto, oggi non cambio certo idea. Insomma, son sempre stato uno "zuccone" mica male, non di quelli però oltranzisti o che non ascoltano nulla e nessuno, sono sempre pronto a cambiare opinione purchè mi si convinca però coi fatti che quello in cui credo non è la cosa più sensata. Semplicemente, ho sempre avuto fiducia in me stesso, in quello che penso e soprattutto in quello in cui credo, questo ovviamente senza negarmi al confronto o aprirmi a nuove possibilità, ma restando ben saldo nelle mie convinzioni. Insomma, per farla breve, ho sempre voluto essere io a dirigere il mio gioco, in modo anche da non potermi poi "lamentare" di nulla se non con me stesso per eventuali errori. Una scelta onesta, direi :)
Solo che poi è capitato l' impensabile: quello schema che provavo e riprovavo senza esito, un bel giorno, è riuscito. Si, qualcuno ha capito il movimento giusto da fare ed è arrivato proprio là, ad afferrare quel pallone rischiando anche di fracassarsi a terra per riuscire a prenderlo, tanto era facile perdere l' equilibrio come infatti avevano fatto fino a quel momento tutti gli altri. Era una traiettoria perfetta eh, ma semplicemente non c'era il giusto ricevitore. Ed invece come d' incanto eccolo là, sbuca dal nulla fra mille maglie avversarie, agguanta la palla e andiamo incredibilmente a fare punto, perchè ve l' ho detto che sapevo che quello era il solo schema vincente possibile, ed infatti lo ha dimostrato. Mi sono chiesto se fosse un caso, sai magari una volta capita che ti va bene ma la continuità è tutta un' altra cosa, così alla partita seguente ho provato lo stesso lancio ed il mio ricevitore ha preso ancora una volta il pallone, e lo stesso è accaduto la volta dopo, e quella dopo, e quella dopo ancora... insomma, sono mesi che abbiamo fatto di questo schema il nostro segreto, la strategia vincente della squadra. Appunto, una squadra, perchè non puoi vincere mai da solo. Pensando a ciò che il mio ricevitore ha fatto per me, a quanto si è spinto oltre ogni limite per arrivare su quel pallone che io non mi stancavo mai di lanciare ma che nessuno prendeva, ho deciso di fare la scelta che proprio non pensavo di poter fare, eppure è stata senza dubbio la più saggia e la migliore per la quale potessi optare: gli ho detto "caro ricevitore, tu hai corso per me che ho sempre scelto gli schemi di questa squadra e finalmente hai saputo farli realizzare, quindi adesso sceglili tu ed io corro per te". In buona sostanza, io lanciatore ho proposto al ricevitore di prendere il mio posto nella scelta delle migliori strategie per vincere le prossime partite del nostro personalissimo campionato. Ho dato insomma il pallone a lui affidandomi volontariamente alle sue scelte. E questo non perchè non abbia più voglia di scegliere io il da farsi, assolutamente, ma semplicemente perchè so che come quel ricevitore è arrivato a capire i miei schemi io senza problema alcuno capirò i suoi. E ne inventeremo così di nuovi, insieme, trovando altrettante traiettorie impensabili e perfette che nessun difensore riuscirà ad intercettare, ed in questo modo penso potremo vincere tante altre bellissime partite. Varia insomma lo schema, varia il ruolo, ma non il risultato. Possiamo intercambiarci, noi due, e la vittoria arriva ugualmente, ed io mi fido così tanto di questo ricevitore che gli permetto di prendere il mio posto nel creare lo schema di gioco che seguirò: io correrò per lui, che poi si sa è Lei, e arriverò sempre sul pallone qualunque traiettoria assuma, sia che mi arrivi in modo semplice o che debba finire per lanciarmi in avanti alla disperata per arrivarci, io lo afferrerò. Ci sarà l' energumeno a bloccarmi lo spazio? ci saranno maglie avversarie pronte a placcarmi? non importa, tanto dovunque vada a finire quel pallone arriverò a prenderlo prima di tutti e vincerò così io, il ricevitore col cuore da quarterback che arriva sul pallone lanciato dal quarterback col cuore da ricevitore. Anzi, meglio, vinceremo noi, insieme. Sempre.


Dato che ci sono ne approfitto con piacere per citare questo bel pezzo di Al Pacino, in un film appunto che parla di football :)
Che io lanci o riceva il pallone, andremo comunque sempre a far punto. E' proprio questo lo schema giusto :)

Alla prossima! ;)