sabato 17 giugno 2017

... che a volte basta prendere la vita così com'è ...

Torno a scrivere e lo faccio con un post "esteticamente" diverso dal solito, perchè si dividerà a livello tematico e anche proprio visivo in due parti.
La prima, pur avendo valutato l'opportunità di non comprenderla, sento che "devo" mettercela perchè tagliarla via, dopo i post precedenti, sarebbe incoerente, ingiusto ed irrispettoso.
E poi soprattutto perchè mi va di spendere, pur nella difficoltà e nella tristezza del momento, qualche parola per una persona che è stata per me importante e speciale, cercando di farle un piccolissimo e umilissimo omaggio.
Qualche tempo fa gli dedicai la prima metà di un post, questo, ma sicuramente non fu, e non è, abbastanza.
Il secondo blocco di questo mio scritto, invece, racconterà di qualcosa di bello e, sicuramente, più in linea con ciò che io sono solito e amo scrivere, visto che nonostante gli accadimenti negativi sono riuscito a ritagliarmi qualche giorno per stare finalmente bene e in tranquillità dove e con chi volevo essere. E, questo, mi ha aiutato tantissimo, permettendomi di tornare a sentirmi bene dopo tanto tempo e ad affrontare così in modo migliore ciò che, di lì a poco, sarebbe purtroppo accaduto.

E allora, cominciando dall'inizio, è davvero difficile trovare qualcosa di sensato da dire, soprattutto da fare, nel momento in cui non si può più fare nulla: probabilmente bisogna soltanto portare fiori, stringersi ai propri cari e condividere ricordi preziosi, anche se servono soltanto per l’attimo di un sorriso in un deserto di ferite. Ma se i fiori nascono per morire, i ricordi invece sono destinati ad aleggiare in eterno nel vento, e a non esaurirsi mai.
Così realizziamo che i giorni che quei ricordi hanno segnato sono i nostri, e che per questo non è immaginabile una fine: attraverso di noi resteranno sempre, mentre il tempo continua a scorrere ed a segnare le nostre vite.
In questo modo, dentro quel momento in cui è sembrato finire tutto, si celebrerà l’ennesima alba, l’ennesimo inizio. E così, tra qualche tempo, magari a guardarlo, a ripensarci, tutto questo sarà meno doloroso, al pensiero che porta dentro di se il sapore della rinascita. Anche se, ovviamente, adesso crederci sembra impossibile ed accettarlo fa quasi male.
Sono abbastanza grande ormai per sapere che a volte non basta nemmeno l’amore più grande per sconfiggere le "maledizioni". Ed infatti in questa occasione non è bastato. Ma proprio per questo motivo, allora, una ragione ci dovrà pur essere per spiegare tutto. Perché in fondo c’è sempre una ragione. C’è, e anzi spesso è persino evidente.
Chi ama davvero trova la sua ragione di sentire, di amare, anche nelle giornate più nere. E si, razionalmente questo è andare oltre la logica, ma è anche vero che l'amore stesso già di suo la supera, questa logica.
Perchè l'amore è qualcosa di gratuito, di sincero, qualcosa di cui non potresti fare a meno nemmeno volendo. Ed è così tanto difficile dire che cos’è un amore che quasi ci riesci meglio quando stai male, quando hai subito l’ingiustizia, la cattiveria, il dolore.
L’amore è senza calcolo, e la sua forza risiede nel cuore delle persone, nelle loro parole e, a volte, anche nelle loro lacrime. E allora vale la pena di crederci, anche quando tutto sembra scoraggiarti dal farlo.
Ci sarebbero davvero tante altre cose da dire in merito ma realizzo che non serve farlo, perchè questa storia ormai sta direttamente in cielo, non appartiene più a questo mondo e perciò non è il caso di aggiungere ulteriori parole. A parte un "grazie", un "ciao" e un "ti voglio bene e te ne vorrò sempre".

Andando quindi oltre, come è opportuno fare in tutti i sensi anche perchè le difficoltà, prima, erano più di una e l'altra, purtroppo, perdura e va ancora affrontata, veniamo alla seconda parte del post. Che parla di bellezza e grandezza.
Per me la grandezza, quella vera, sta in chi riesce a farsi vedere, ad esserci, anche nei momenti più bui, nelle occasioni più difficili. Magari mostrandosi solo dal buco piccolo, piccolissimo, di una serratura, come fosse un puntino luminoso in una notte oscura e scontata. Un ufo in questi tempi tristi, uno schizzo d’artista.
E il miracolo non è che questo accada dopo milletrecentonove giorni, piuttosto lo è realizzare come lo faccia ogni volta in maniera sempre più forte, capace di stupire per intensità persino gli stessi protagonisti. E lo ha fatto in questi miei ultimissimi giorni, con il riserbo di chi, appunto come un disco volante, attraversa il cielo di notte cercando di non farsi identificare.
Ma passa, c'è, e con quello stesso riserbo mi ha sussurrato le parole perfette. E, credetemi, ha un sapore davvero speciale quello che mi ha lasciato dentro, addosso.
Perciò anche all'ufo, e quindi a Lei, io dico "grazie": grazie per gli abbracci, grazie per le emozioni, grazie per ogni singolo momento trascorso insieme e per... adesso.
Perché si vivono davvero pochi “adesso” nella vita, io invece da quasi quattro anni a questa parte ho avuto la fortuna di collezionarne tanti, ed in ognuno di essi tu ci sei. Tu che alle mie domande dai sempre la più bella delle risposte, che è il tuo sorriso, che è la tua risata.
Roba da filosofi. Ed io filosofo di certo non lo sono, però so quello che sei tu: una persona buona, felice, con gli occhi vivi perchè illuminati dai colori accesi della tua anima e dalla leggerezza della gioventù che incarni perfettamente. Però hai anche un grandissimo peso specifico in te, un non so che di sicuro, che mi dà tranquillità e anche molte certezze. Alcune più che evidenti, altre che lasci invece solo intravedere. Ma sono certe anche quelle certezze.
Ed io, in questo momento più che mai, mi ci aggrappo e affido con piena fiducia e convinzione. In loro come in Te.


Alla prossima... :)

giovedì 1 giugno 2017

Tanto Tempo Fa

Ciao a tutti. Ci ritroviamo dopo circa tre settimane dall'ultimo post e mi pare giusto dare qualche segno di vita, soprattutto perchè i vostri messaggi sono stati tanti, belli e per me importanti, e allora mi sembra il minimo aggiornarvi su quanto accade da queste parti.
E accade che si rimane sostanzialmente ancora in attesa, anche se almeno adesso, FORSE siamo un pochino meno "in allerta" di prima. Che può sembrar poco mentre, invece, è una differenza di una certa rilevanza.
Poi si, mancano altre svariate analisi, diversi risultati, presumibilmente futuri interventi non di poco conto di "sistemazione", però... quantomeno, FORSE (è bene ribadirlo) c'è la possibilità di riportare alla normalità, almeno in parte, qualcosa.
Perciò, su questa base, un pochino meglio di tre settimane fa potrei azzardarmi a dire che va. Sicuramente però mi porto dietro, addosso, proprio in faccia, una stanchezza incredibile, dal momento che, veramente, dallo scorso 26 aprile ad oggi non ho più riposato bene nemmeno un solo giorno, ed in molte occasioni si può anche togliere il "bene" dopo la parola "riposato".
A questa considerazione lego il titolo del post, mi pare davvero trascorsa una vita da prima di quella notte tremenda, da quelle giornate sicuramente impegnate e piene ma non "consumanti" come quelle che si sono materializzate da quel giorno in avanti, in cui i pensieri, le paure e lo stress mi hanno piuttosto logorato.
Il tutto, tra l'altro, mentre ho dovuto portare avanti i miei impegni di sempre, ho infatti presentato la mia sceneggiatura e altri due progetti video non da poco... insomma, non ho potuto nemmeno permettermi il lusso di staccare, almeno, dal resto, anzi ho incontrato un periodo "di fuoco" anche sotto quel punto di vista.
Ah, in mezzo c'è stato anche il mio compleanno, e se già non è mai stato un evento da me amato/atteso particolarmente, viverlo quest'anno così... è stata una vera mazzata. E sono pure diventato allergico a qualcosa che gira ultimamente nell'aria, non mi da tregua e non mi aiuta certo per nulla... :(

Ma sono ancora qua, ho "retto" e oggi siamo a giugno. Questo conta e a questo mi aggrappo adesso, augurandomi che, messo maggio alle spalle, potrò avere un mese più "umano" che mi aiuti a liberarmi dei segni che, inevitabilmente, questo ultimo periodo ha lasciato dentro di me.
In questo senso, qualcosa di programmato tra non troppi giorni da oggi penso potrà rappresentare una vera "manna", dal momento che andrà a riavvolgere il nastro e a ricomporre i pezzi di ciò che sarebbe dovuto avvenire proprio nel periodo in cui scrivevo qui quell'ultimo post. Non so poi se sarà uguale a come sarebbe stato, ma mi piace pensare che potrà esserlo e, magari, regalarmi anche di più.
Soprattutto poi perchè, dopo, avrò tante cose importanti da fare in brevissimo tempo, un percorso da cercare di terminare al meglio, quindi un "jolly" di energia e carica positiva mi sarebbe più che mai utile.

Perciò, dopo questo aggiornamento doveroso, la mia speranza è di poter riprendere, quanto prima, a pubblicare i miei post "classici", anche perchè so quanto bene mi abbia fatto e faccia scriverli, e allora se riuscirò a farlo vorrà dire che, attorno a me, sarà tornato, finalmente, un po' di sereno.
E' quello che voglio fare, veramente.

Alla prossima :)

giovedì 11 maggio 2017

Post

Sarà un post diverso dal solito, questo.
Nessun titolo, nessuna foto, niente canzone finale perchè, davvero, è un momento talmente pazzesco (in negativo) che non avrebbero alcun senso. Che poi, ultimamente, "senso" nelle cose, nella vita, soprattutto in determinati accadimenti mi è estramamente difficile trovarne.
Va male e, per una volta, non faccio niente per nasconderlo, utilizzo insomma questo spazio per esternare uno sfogo, senza comunque voler dir troppo, pur se potrei e molti di voi sicuramente non crederebbero che sia possibile una serie di eventi funesti come quelli che sarei in grado di raccontare.
Perciò niente "think positive" com'è nel mio stile, nessuna romanticheria, oggi parliamo, semplicemente, di quanto può essere pesante (e ingiusta, lo dico senza mezzi termini) la vita con le persone, di quanto si possa accanire in molteplici modi e forme su di noi, e di quanto tutto questo, lentamente, ci "avveleni" dentro. Perchè si, vivere nella paura, nel timore di ricevere quella telefonata che non vorresti mai ricevere sobbalzando ogni qualvolta suona il telefono, nell'agitazione che durante la notte qualcuno possa avere vitale bisogno di te e, quindi, tu debba essere lucido, presente, pronto per lui... è qualcosa che ti entra nella pelle, ti si attacca e non ti molla più.
E allora non dormi che poche ore a notte, tenendo le orecchie tese ed i vestiti pronti per correre via in direzione del più vicino ospedale, quello dove in 15 giorni esatti hai passato, senza esagerare, centinaia di ore, quello al cui Pronto Soccorso ti sei scapicollato già in tre occasioni, vedendo al suo interno in quelle lunghe, infinite ore d'attesa di una semplice buona notizia scene ai limiti tra la tragedia e lo strazio, tra il dolore e l'orrore.
Fino a due settimane fa non avevo idea di cosa potesse succedere lì dentro, le emergenze, la disperazione, il degrado, la noncuranza... francamente trovo impensabile, per me almeno, poter anche solo pensare di lavorare in questi luoghi, e immagino che chi riesce/vuole/è costretto, a seconda dei casi, a farlo, ne debba quasi essere "assuefatto" per poter andare avanti.
Parlo di tutto questo adesso, nell'esatto momento in cui un treno avrebbe dovuto portarmi dove tanto avrei voluto essere, per festeggiare un compleanno, il mio, che arriverà a giorni e che invce, ovviamente, non sarà affatto festeggiato: ma questo alla fine è davvero il minimo, anche perchè non me ne è mai importato nulla del mio compleanno e, anzi, vi confiderò che in generale mi ha sempre dato quasi "disagio" la celebrazione in se, le telefonate ecc... Ecco perchè avevo scelto, quest'anno, di passarlo con chi più desidero avere vicino, sarebbe sicuramente stato speciale, di certo più bello di ogni altro semplicemente per questa presenza al mio fianco.
Ma non sarà così, in questo stato di cose, con un'infinita tristezza nel cuore ho disfatto la mia valiga e, in questo preciso momento, dovrei cercare di riposarmi un pò visto che ho trascorso, nell'ordine, dalla mezzanotte alle 3 e 40 del mattino di due giorni fa e, come se non bastasse, dalle 4 e 30 a... mezzogiorno circa di oggi in una sala d'attesa di un Pronto Soccorso, senza ricevere conforto, informazioni, in preda alle paure e ai pensieri più neri, anche se poi "esternamente" bisogna essere forti per altri e non lo si da a vedere. Ma, alla lunga, tutti crollano, anche le rocce si sfaldano, si consumano. Ed io, dentro, sento un po' questa sensazione, anche se poi giusto poco fa mi è stato detto di essere bravissimo a gestire la situazione con lucidità da due settimane e a sostenere sia chi è dentro che chi è fuori l'ospedale.
Perciò resistiamo, anche perchè sto scrivendo in una mini pausa prima di tornare lì e... aspettare, vedere, sperare, magari capire... e quindi ho anche poco tempo per buttarmi giù, almeno adesso.
Quel che è certo è che non è possibile che un uomo meraviglioso, che mi ha insegnato gran parte di quello che so, che mi ha cresciuto come fossi suo figlio anche se la biologia dice altro (ma i sentimenti sono SEMPRE più forti della scienza, dei geni, di tutto!), debba soffrire in questo modo atroce. Non è possibile che il fratello di quest'uomo, alla notizia, per venire di corsa al suo capezzale si fratturi una gamba cadendo dalle scale. Non è possibile che un altro uomo, anzianissimo lui, a me caro stia nel frattempo, per un male indecente ed infame, perdendo vertiginosamente peso, soffrendo dolori indicibili e, di fatto, vedendosi strappare la vita in un modo che... a ragionarci sopra, pur sforzandoti, non puoi pensare sia il "volere di qualcuno".
Non può esserlo, e se lo fosse beh... beh... beh!...

Insomma, va così, poi credetemi, mi dispiace tantissimo aver scritto questo post ma mi sento "scoppiare" dentro e così... ho accolto il consiglio di chi, tempo addietro quando avevo fatto presente quello che stavo passando, mi aveva suggerito di provare a vedere il blog come una valvola di sfogo.
Non l'ho fatto prima perchè, tutto sommato, quel che accadeva in precedenza, nella sua drammaticità, è nulla rispetto alle ultime due settimane e, in particolare, agli ultimi tre giorni. Ciò che avviene adesso è... un abominio, ti taglia davvero le gambe, è come un pugno in faccia, poi allo stomaco e poi di nuovo in pieno volto, con l'aggravante che non puoi nemmeno cadere in terra, visto che se lo facessi mancherebbe il fondamentale sostegno a chi non deve, non può cadere.
Vorrei essere altrove ma DEVO essere necessariamente qui, a fare un po' del tantissimo che c'è da fare, a sperare di ricevere, tra pochi minuti (il tempo di uscire e recarmi lì), qualche notizia anche solo un minimo confortante, o almeno non drammatica.
Tutto questo, poi, provando per la prima volta nella mia vita la paura del domani... ed è spaventoso, è incredibilmente disarmante realizzare che non hai la minima idea di cosa può accaderti fra un solo giorno, a distanza di poche ore, convivere con questo terrore da "buco nero" che incombe sul futuro più prossimo, e non ti permette di pensare ad altro, nè ti fa intravedere una qualche uscita.
E' davvero difficile e non lo auguro a nessuno, nemmeno al peggior nemico che non ho, perchè ho sempre pensato non valesse la pena farsene.
E a tal proposito anzi, senza credere minimamente di essere depositario di chissà quale grande saggezza o di aver titolo per dispensare consigli illuminanti, chiudo condividendo un pensiero fatto qualche ora fa in quel posto orrendo: vivete bene la vostra vita, amate le persone che avete a cuore e DITEGLIELO, e poi dateglielo questo amore, non vi perdete nelle sciocchezze, non litigate, non nutrite odio, rabbia, rancore... pensate soltanto a star bene voi e a far stare bene i vostri cari, godendovi ogni singolo attimo, ogni momento, sfruttando tutte le occasioni e cogliendo al volo le opportunità per essere felici.
Che la felicità è merce rara, preziosissima, al pari del tempo, che non può essere sprecato per le cose futili o proprio del tutto inutili, anche perchè poi... non te lo ridà indietro nessuno.

Alla prossima, scusatemi.

lunedì 10 aprile 2017

" ... E forte un brivido sfiora la pelle ..."

Ciao a tutti.
Ritorno a scrivere un post, oltre che per salutarvi, per informarvi che, mentre parallelamente tutto è rimasto "immoto" (che può essere da una parte un bene, dall'altra meno), nel frattempo ho terminato di preparare la prima stesura della sceneggiatura del mio cortometraggio.
Ora, fermo restando che non ho l'aspettativa che possa portarmi soldi, riconoscimenti o scatti di carriera, mi rimane comunque intanto la soddisfazione di essermi finalmente preso il rischio di farlo, e di aver quindi provato la gioia di aver portato a termine qualcosa che da tempo desideravo fare e l’emozione di averla creata.
D’altronde si ama davvero qualcosa, o qualcuno, quando ti metti in gioco per lei/lui, quando "fai" concretamente: non c’è amore se non lo dai, se non lo dici, se non lo canti, se non lo mostri, se non rischi.
Adesso quindi tutti i miei pensieri sono rivolti ad un evento che avverrà (per fortuna!) molto molto presto: l'abbraccio che non vedo l'ora di dare alla persona per me più speciale.
Non sono ancora lì ma già lo vedo: sarà un lungo abbraccio senza proferir parole, che sembrerà dirle "fermati, stai qua, adesso abbiamo da fare".
Un momento senza fine, lungo il tempo infinitesimale del gusto, dell’attimo prima dell’attimo, mentre tutto quello che c'è attorno resta come in attesa.
E' in queste occasioni che si fanno, si "sentono", le differenze, quelle vere. Perchè ci sono delle grandi differenze nella vita, non tutte le cose sono uguali e certe non potranno proprio mai esserlo. Del resto, ogni cosa si può datare, ma alcune non si possono proprio spiegare.
In genere tengo raramente gli occhi chiusi, sono anzi uno che tende ad averli sempre ben aperti, ma sono sicuro che in quel momento ormai prossimo lo farò: per vedere il buio e poi la luce. Il buio è come un pozzo, quando ci finisci dentro ci puoi trovare di tutto. Ecco perchè, quando viene squarciato dalla luce, l'effetto è fortissimo, ed io ho proprio bisogno di provarlo quell'effetto lì.
Un abbraccio speciale per avvertire in tutta la sua forza, in questo momento dove per me è tremendamente importante "sentire" qualcosa di potentemente positivo, la definizione perfetta di cosa vuol dire essere al sicuro, al proprio posto nel mondo, appartenere a qualcosa che si è creato con tanto impegno ed amore.
Nel momento di quell'abbraccio, senza emettere alcun suono "urlerò" tutte queste esigenze: con gli occhi chiusi, mentre la controparte sarà magari lì che guarda tenendo i suoi ben aperti, scambiandoci quello che ognuno di noi ha dentro, nel profondo.
E, non so perchè, nell'immaginare tutto questo ho pensato al mare: il mare infatti è l’unico grande riferimento geografico, se sai dove si trova lui sai sempre dove sei tu. Lo si cerca quindi per collocarsi nello spazio, e quando non lo si vede ci si sente automaticamente meno sicuri. Ecco, ho pensato che il mare sia, in fondo, una questione di fiducia, un po' come l’amore. Perchè pensateci, quando lanciate un pallone nel mare, lui alla fine ve lo riporta sempre. Quel che gli dai lo ricevi in cambio.
Mi piace allora applicare un pensiero del genere all'amore. È come fondare un orizzonte, come un darsi per sempre a qualcosa e a qualcuno. Se si riesce a trovare questo in un rapporto è davvero grandioso, e più che un valore diventa una garanzia: di felicità, di futuro. Diventa qualcosa con cui puoi costruire le fondamenta della tua casa, per quanto è solido.
Mi sento perciò fortunato ad averlo questo mare, questo riferimento, questa certezza. Nel mio caso specifico è piccola (di statura, non come certezza), esile, timida, un tempo era bionda oggi invece castana, ma sempre con "tracce" di quel biondo. Ha due occhi grandi che ti danno retta quando capiscono che c’è qualcosa da capire, o qualcosa per cui vale la pena starti a sentire. E cerca di farsi spazio nel mondo non accorgendosi però, ancora, che con la sua testa e le sue qualità il mondo ce l'ha già ai piedi.
Insomma, ho tutto ma in questo momento mi manca quel tutto. Per fortuna però quell'abbraccio è ormai vicinissimo, pronto a sbocciare come un piccolo germoglio, mentre un brusìo suggerisce alle orecchie e al cuore le parole giuste da dire ma che, come detto, non servirà far uscire.


Alla prossima :)

martedì 21 marzo 2017

Colpi Bassi

Ciao a tutti. Mi ritrovo a scrivere nuovamente dopo oltre un mese, non è un qualcosa cui sono abituato e, infatti, me ne rammarico non poco. Purtroppo però esistono cose più grandi di noi, senz'altro di me, e ammetto che, questa volta, scrivere l'ennesimo post "positivo" di autoconvincimento come, ultimamente, ho spesso fatto, non mi è proprio riuscito. Ho tentato ma niente da fare.
Questo perchè, appunto, pur essendo quello il mio modo di essere, di fare e di affrontare le cose, e pur credendoci veramente eh, ci sono situazioni, momenti, che vanno "oltre", che riescono a fiaccare anche la più sentita delle buone intenzioni, la più ottimista delle persone.
Senza scendere nel merito, è un periodo molto difficile per delle persone a me vicinissime, purtoppo più di una, come se una perfetta "legge di Murphy" si fosse presentata all'improvviso facendo andare nel verso sbagliato più situazioni possibili. E visto che non si tratta di me ma di altri, di affetti e figure importantissime, direi fondamentali, nella mia vita, trovare un modo per gestirle, per non lasciarsi condizionare, è davvero difficile.
Mi ci trovo dentro e quindi le vivo perchè altro non posso fare, non mi è possibile tirarmene fuori nè tenerle lontane dai miei pensieri, così le affronto al meglio che posso anche per le persone che le stanno subendo in prima persona, per dar loro man forte visto che, più che mai, adesso questo a loro serve. Di rimando capirete però che ovviamente è complicato per me, qui nel mio spazio, venire a parlare come se nulla fosse, scrivere i miei post pieni di positività come ho sempre fatto. Perchè stavolta "ballano" cose troppo importanti, e allora esce fuori quell'istinto di conservazione credo normale, umano: se per le cose belle sono sempre il primo a voler condividere, in questo caso... preferisco la riservatezza. O comunque, sapendo che non riuscirei ad escludere quello che vivo in negativo dal mio modo di scrivere estremamente positivo... mi trovo in una condizione di blocco.
Per questo motivo, visto che tutto ciò va avanti da circa un paio di mesi buoni, ho preferito non proseguire con una serie di post incentrati sullo stesso concetto e tema, anche se poi scriverli mi è stato utile, mi è servito per andare un pochino più avanti di volta in volta, ma alla lunga... ho capito che non era il caso di continuare in quella direzione, o meglio, lo ho "sentito".
Perciò mi scuso con voi se ultimamente sono mancato qui e nei vostri spazi, sappiate solo che è successo per cause più grandi di me, e che il non esserci è stato, ed è, per me davvero un dispiacere, visto quanto ho sempre amato dedicarmi a questo spazio, interagendo con tutti voi e accrescendo così, post dopo post, stima vera, assolutamente autentica, nei vostri confronti.

Non posso quindi dirvi che ri-scriverò a breve, di certo però spero di farlo, augurandomi che quello che sta accadendo attorno a me si possa un po' ricomporre lasciandomi il tempo e la serenità necessari per poter fare le cose che ho sempre fatto e che mi piacciono, e che ultimamente ho dovuto trascurare per affrontare questa situazione.
Certo, per onestà vi dico che non la vedo così probabile questa "condizione", in ogni caso ci tenevo a fare un attimo il punto, anche nel rispetto di chi, ultimamente, mi ha lasciato messaggi a post precedenti per chidermi se tutto andasse bene. Purtroppo non ci va, almeno non per me, ma vista la vicinanza tra me e queste persone il tutto ricade comunque nelle mie giornate, nei miei pensieri e nella mia serenità, in un periodo poi dove, per assurdo, parallelamente sono immerso in diversi progetti lavorativi impegnativi come realizzare un videoclip per un giovane cantante, terminare la sceneggiatura di un lungometraggio da me ideato, girare un web-documentario potenzialmente proponibile alle principali piattaforme del settore... insomma, ammesso che ce ne sia poi uno eh, era di certo il momento meno adatto per vivere tutto questo. E senza dubbio mai prima, nella mia vita, ho vissuto qualcosa del genere.
Ma detto questo ok, schiena dritta e sguardo comunque alto, proviamo a reagire perchè è l'unica cosa sensata da fare. E allora per quanto riguarda gli impegni che devo portare avanti mi rimboccherò le maniche cercando di far tutto, anche perchè il mio futuro "sento" passerà moltissimo per l'esito di questi lavori e quindi è necessario fare e dare il massimo, per non avere poi rimpianti.
Ovviamente se le cose "attorno" andassero meglio mi aiuterebbe non poco, ma non può essere così adesso perciò, assodato questo, non voglio sprofondare, non posso, e probabilmente non devo. Per me e non soltanto.
Poi... lo vedremo poi.


Alla prossima

sabato 18 febbraio 2017

"... Si Incomincia Dalla Sera ..."

L'amarezza non è mai bella, però a volte racconta tanto. Innanzitutto ti ricorda che non esistono bacchette magiche nè uomini della provvidenza che vengono a far svoltare le cose: tutto si guadagna, tutto si conquista, sempre.
Allo stesso tempo ti fa capire quanto spesso, troppo spesso, nelle cose della nostra vita ci troviamo ad indossare camicie di forza del pensiero e del cuore.
Senz'altro una violenza cui veniamo sottoposti o, a seconda dei casi, sottoponiamo gli altri, dimenticandoci che dove c’è emozione non dovrebbe mai esserci violenza, e che questa infatti nasce sempre quando si interrompono le emozioni.
A quel punto è quasi inevitabile cedere alla reazione, di sicuro umano, ma è anche ciò che ci fa andare a nostra volta dalla parte dell’errore, nel torto. Azione e reazione sono i nostri poli, i nostri limiti, e rappresentano il concetto della differenza, ma spesso finiscono entrambi per confondersi nel medesimo errore di fondo.
In qualche maniera, comunque, credo sia "sano" ogni tanto andare in apnea, mischiarsi alla terra, ripartire prendendo prima fiato e poi la rincorsa per farlo. È un’accettazione della realtà, e quando si fa così si costruisce sempre qualcosa di importante, si riesce ad andare avanti. Diversamente non rappresenterebbe che qualcosa di estemporaneo, un picco emotivo, una casualità propria di chi non ha costrutto nè centro, di chi non sa dove vuole andare e nemmeno da dove viene.
Una situazione negativa, insomma, può essere un patrimonio se la trasformi in qualcos’altro, se prendi quel dolore e ci metti le mani dentro e ne "senti" le lacrime, anche quelle inghiottite. In poche parole, se c’è l’ombra è perché c’è il sole, e anche una nuvola carica di pioggia ha i suoi contorni d’argento. E allora anche nelle cose che inizialmente ci appaiono come negative alla fine si possono trovare dentro elementi positivi, talvolta addirittura cose bellissime, da cui rigenerarci come estenuanti arabe fenici.
Perché, a pensarci bene, tutto ciò che non ci ha convinto di ieri può essere esattamente quello che ci potrà confortare domani. Quello che per assurdo poi ameremo di più, quello che farà la differenza.
L’attaccamento, quello vero, non è solo un modo di dire ma un vero e proprio fenomeno fisico, l’appartenenza un DNA non trapiantabile. Quando sono veri, tutto il resto passa in secondo piano.
E allora possiamo accettare anche tranquillamente di "perdere" in alcune occasioni, quel che conta è avere sempre dentro una grande voglia di vita, che è l’unica ricchezza che non si perde, mai.
Un po' come la sera, che torna puntualmente alla fine di ogni giornata, anche della più turbolenta, e fa sembrare tutto più dolce, e sempre meno grave.


Alla prossima... :)

venerdì 10 febbraio 2017

"... Come Una Canzone Arriva a Chi La Vuole ..."

Arcobaleni, nevicate, mari sconfinati dei quali non si riescono a scorgere i limiti all'orizzonte. Esistono dalla notte dei tempi e non finiscono mai, sono come una sopravvivenza, un qualcosa che si mantiene sempre e comunque vivo malgrado i malgrado. Come le emozioni.
Alcune volte non è facile tirarle fuori anche se, per assurdo, dentro di noi si accumulano e non si placano. Probabilmente succede perché in quelle occasioni di mezzo c’è qualcosa di infinitamente grande che quindi, proprio per la sua immensità, non riesce ad uscire. Stare in silenzio in questi casi diventa quindi una conseguenza naturale, quasi inevitabile, comprensibile.
Che poi il silenzio non è da tutti nè per tutti, infatti non è sempre facile trovarlo attorno a noi. Spesso è sinonimo di pazienza, umiltà, capacità di ascoltare e di osservare. Anticamera per riuscire ad essere migliori. In altre occasioni, invece, è figlio della timidezza.
Da persona non timida, ritengo che la timidezza sia un piccolo capolavoro, di sicuro certe lo sono. E' come fosse un lasciapassare per poter entrare senza far rumore in altri mondi, e il rossore è il segno che li si sta attraversando, una specie di prova fisica che porta l'emozione dall’interno all’esterno, dal cuore alla pelle, non viceversa. Del resto si dice che chi è timido lo è perché un po’ vive in un mondo tutto suo.
Come detto io non sono così, al limite semmai appartengo, quando e se mi riesce di star zitto, ai silenziosi della prima categoria. Però qualcuno così, un piccolo grande capolavoro, io lo conosco, e anche bene.
Qualcuno che pensa che le cose importanti non si dicono così, e che a volte addirittura non si dicono per niente. Perchè le cose più grandi, quelle più vere, se le tiene nel cuore. Però c'è qualcosa che le rivela comunque all'esterno, benissimo: gli occhi.
Lo vedi dagli occhi quel che hanno visto i suoi occhi. Quello che sanno, quello che sentono, quello che potrebbero raccontare ma non faranno, quello che annunciano. Qualche volta mi ci perdo e mi viene da pensare che siano un "furto". Alla fisica, all’arte, al tempo, che nel mio fissarli rimane sospeso tra il possibile e l’immaginabile. Quasi si ferma, e in questa "sospensione" c’è tutto. Tutto ciò che celano, tutto quello che li riempie.
C'è poco da fare, quegli occhi più passa il tempo e più diventano grandi, trasparenti e belli. Belli come la bellissima persona che li "anima", che quando non parla è solo perché crede che le parole a volte possano portare a malintesi, mentre agendo non puoi mai venire frainteso. E quando agisce infatti è come scoprire una splendida isola, anzi di più, un sistema solare.
E' uno squarcio, una pennellata che colora il cielo, un dall’alba al tramonto nel giro di un sorriso per poi vivere un’intera fantastica giornata.
E allora non importa se le cose più importanti se le tiene talvolta strette, se ciò che conta davvero lo conserva al sicuro in quel suo cuore che è grande uno sproposito, un’enormità: attraverso quegli occhi vedo comunque tutto quello che ho bisogno di sapere e di riconoscere, come quel futuro che vi scrutai incredibilmente sin dal nostro primissimo incontro.
Come un libro che all'inzio apri quasi per caso ma che poi non riesci, non vuoi più chiudere. Uno di quelli di cui ti innamori e quindi ci pensi bene poi a dove riporlo in casa. Magari molto in alto nella libreria, o in una cassaforte presa appositamente, o perchè no, direttamente in banca.
Ma alla fine no, le cose veramente importanti non possono essere tenute in un punto difficilmente raggiungibile, in una cassaforte o in una banca: vanno vissute, vanno fatte. E tantissimo c’è infatti da fare.
Per noi, per la cosa più bella e più seria che c’è, visto che non esiste nulla di più bello e più serio di un grande sentimento.
Che va rispettato e coccolato, visto cosa rappresenta e che nomi porta.
Una sineddoche: dici "lui", dici "Noi". Dici "io", "te" e quindi dici "Noi".
E' lì che sta quell'immensa forza che non serve rivelare nè spiegare, ma solamente vivere.



"... e io mi affaccio nei tuoi occhi,
c'è un universo in te, una luce solo tua ..."

Alla prossima :)

sabato 28 gennaio 2017

"... Il Vento Che Ti Aiuta Con Un Soffio a Far Tornare Il Sole ..."

Col tempo mi sono convinto che certe cose indesiderate si verifichino appositamente, che determinate situazioni non capitino mai a caso. Si, non può proprio essere altrimenti.
Parlo di quelle consuetudini che diventano quasi un "classico", di quelle ciclicità che, di riffa o di raffa, alla fine si ripetono sempre, ogni volta uguali a se stesse e mai diverse, portandoci via, non richieste e non volute, serenità.
E così si finisce per sprecare e guastare scioccamente tanto del nostro prezioso e tempo, la cui importanza troppo spesso bistrattiamo, o almeno trascuriamo.
Ciò nonostante rimango convinto che le difficoltà possono vessarti anche all'infinito eppure insistendo e sapendo tener botta tutto è superabile, e tu raggiungi comunque i tuoi obiettivi, o almeno quelli che desideri di più. Anzi, forse è proprio per questa ostinatezza che li raggiungi.
Perchè c’è sempre un cielo sopra le nostre teste, c’è sempre un cielo dovunque, sopra chiunque. Anche se a volte è nero come il nero dei capelli, come il nero delle sciarpe intorno al collo, come il nero degli abiti. E poi sempre più dentro, fino al nero che è l’unico colore che si riesce a vedere nei momenti bui.
Per venirne fuori, in quei casi, mi hanno insegnato che bisogna prima guardare dritti davanti a se, non verso l'alto come invece sarebbe più istintivo fare, perché è quaggiù che c'è da correre, sgobbare e faticare per ridare il giusto colore al nostro personalissimo cielo. Proprio quello lì, quello temporaneamente bruttarello, inutile per tante cose, sciagurato.
Convinzione ancor più grande, direi assoluta, è che chi mi ha trasferito questo modo di essere, e di fare, merita un posto particolare. Nel cuore, nel punto più profondo e inattaccabile.
E mentre ci penso riavvolgo il nastro della memoria ed eccomi là: ci siamo, ci sono io, lì, giovanissimo, che da lei imparo e inizio a sperare. E ci sono di nuovo io, qui e oggi, non più così giovane e pienamente consapevole di tante cose. Ma che, comunque, ancora spero.
Molto spesso si ha a che fare con personaggi aridi, senza prospettive, mancanti di un' identità particolare e poco capaci di dimostrare sensibilità.
Per fortuna io, con lei, non ho conosciuto nulla di tutto questo, anzi ogni sua parola mi catturava, mi coinvolgeva, mi permetteva di imparare e di conoscere sempre qualcosa di più, attraverso quello stile poetico, sofisticato e al contempo genuino. Ogni sua frase, ogni concetto che elaborava avrebbero benissimo potuto essere aforismi. Tutto questo si presentava a me come un dono, impacchettato con cura ma anche con grande semplicità, persino un po' fragile, di quei regali da scartare premurosamente.
Quanto amavo parlarci! e quanto non potevo proprio aspettarmi che, all'improvviso, tutto questo non sarebbe più stato possibile. Metaforicamente, è stato come dire “a domani amico mio” ad una persona che si è abituati a vedere tutti i giorni e poi... finire per non rivederla più.
Purtroppo però le avversità della vita, le malattie in questo specifico caso, sono infime ed infami, nonostante ciò lei non si è comunque mai ritrovata alla periferia dei miei pensieri e ricordi. Di quelli degli altri forse si, ma dei miei assolutamente no, e questo mai accadrà. Anche se, certo, da allora tutto è stato, ed è, infinitamente diverso.
Shakespeare però scriveva che "esiste una speciale provvidenza anche per la morte di un passero". Allo stesso modo allora mi piace (o mi "aiuta") immaginare che, da qualche parte, quando verrà quel brutto giorno esisterà almeno un immenso premio per lei. Solo suo. E le verrà finalmente restituito tutto ciò che le è stato tolto permettendole così di tornare, felice, a ricamare parole e regalare sorrisi come solo lei sapeva fare. Magari in mezzo a tante, tantissme margherite, i suoi fuori preferiti.
Per quanto riguarda me, mi auguro soltanto di riuscire a restare sempre ricco dei grandi sogni che lei mi insegnò ad inventare. Lo spero perchè mi accorgo che non sempre è facilissimo farlo, ma se poi penso a quella dolce persona che parlava con tutti con la stessa tranquillità ed intimità con cui ci si potrebbe riferire ad un amico di vecchia data... tutto mi sembra, ogni volta, molto meno difficile.
Insomma, e provo a concludere, desidererei davvero che attraverso di me sopravviva almeno un po' la grandezza di questa anima tanto delicata ed al contempo indistruttibile, che mi ha insegnato, tra le tantissime altre cose, che vale sempre la pena essere curiosi, mettersi in discussione, e soprattutto credere nel positivo. In noi e negli altri.


Alla prossima!

martedì 10 gennaio 2017

Scatti Speciali

Ci ritroviamo dopo più di qualche tempo, quindi innanzitutto vi mando un grande saluto augurandomi che abbiate trascorso delle buone feste e che per voi il nuovo anno sia partito al meglio.
Io sto abbastanza bene, il problemino di inizio dicembre è ormai in fase di risoluzione definitiva ed ho passato dei bellissimi giorni natalizi dove e con chi volevo essere, realizzando anche un paio di lavoretti video (dei piccoli spot aziendali) per i quali, ieri, ho ricevuto dei graditissimi complimenti.
Eppure, tra i tanti file contenuti nella mia nuova videocamera, quelli che sono maggiormente felice di aver immortalato sono altri: non si tratta di video, bensì di foto. Ho avuto infatti la possibilità di realizzare alcuni scatti al miglior soggetto possibile, e davvero, nel rivederli mi ci perdo quasi dentro.
In maniera particolare ce ne sono alcuni in cui Lei (si, quel "soggetto" è ovviamente Lei) si trova ai piedi di uno dei due bellissimi alberi che ha realizzato in casa sua. So bene che il mio compito dovava essere quello di fotografare l'albero però... non ho saputo resistere di fronte alla ghiotta occasione e così, senza che se ne accorgesse, ho preferito immortalarla a sua insaputa. E quindi in questi scatti c'è Lei che, appunto, osserva l'albero e non l'obiettivo, in uno poi sorride bellissima fissando una luce calda posta nella parte bassa dell'albero... ecco, di questa foto mi sono particolarmente innamorato.
L'ho guardata e riguardata. Le è uscito un sorriso fantastico, autentico, neanche così diverso da quello che naturalmente ha stampato su quel suo bel visino. Poi si è accorta di essere inquadrata e si è girata, infatti nello scatto successivo mi fissa coi suoi occhi grandi. Quindi si è alzata e si è avvicinata all'albero, andandoselo ad abbracciare. Forte, forte. Come un bimbo fa col padre, e come solo un papà fa col suo bambino. Ho fotografato anche quel momento, poi però visto che si è diretta verso di me a darmi un bel bacino ho saggiamente deciso di interrompermi.
Ma torniamo a quello scatto iniziale, ad una foto che è una specie di macchina del tempo. Si, perchè è una foto che ritorna al futuro dal momento che è intrisa di quella nostalgia tipica delle cose non ancora accadute, ma che sai per certo che alla fine accadranno per forza. Ecco perchè mi ha attratto e colpito così tanto, quel suo sorriso va ben oltre quello scatto e quel momento, puoi modificarne lo sfondo e quindi il contesto, puoi far passare anni e situazioni, eppure quel sorriso lì ci starà sempre bene.
Ci ho messo qualche secondo a capirlo, un breve ma lunghissimo attimo di stordimento, un tempo quasi sospeso che soltanto la felicità può riempire. Come infatti fa la mia di felicità, che è Lei. Lei che per prima cosa mi ha insegnato a scrivere d'amore in maiuscolo per poi diventare addirittura il carattere di ogni mio testo, ed il suo più profondo significato.
Quello stesso significato che sta dentro una storia che ha ormai origini lontane e che, come tutte le cose più belle, non è stata regalata, ma è stata bensì una conquista. Qualcosa di profondo che non può essere incrinato da nulla, tantomeno da quei quasi 700 chilometri di distanza o da quelli che possono dividere qualsiasi altro luogo della Terra dove potremmo finire per ritrovarci, nemmeno se di mezzo ci fossero mari da attraversare o montagne da scalare.
Il suo sorriso in quella foto è qualcosa di bellissimo per me, è quello di un grande amore che ha dentro tutte le risposte alle grandi domande della vita eppure non ne pronuncia nemmeno una, perché non sa scegliere da quale cominciare, perché non c’è poi nemmeno bisogno di darle quelle risposte, e soprattutto perché, per quanto sono grandiose, non esistono parole adatte per descriverle.
E mentre pensi a tutto questo ti arriva un’altra immagine, stavolta "scattata" solo nella tua testa in quanto proveniente da un futuro che però hai già tante volte immaginato, e quindi altrettanto nitida, che ti spiega meglio quello che tu non puoi spiegare: dei bimbi che si mettono a correre verso di Lei e Lei che li guarda, il modo dolcissimo in cui li guarda. Poi li abbraccia, prima uno, poi l’altro e quindi tutti assieme, perché gli affetti non si preferiscono, né si scelgono, ma semplicemente si amano, si proteggono e si stringono. Ovviamente forte, sempre ed in ogni momento possibile, tenendoli stretti stretti qui, quasi a dirgli "voi sarete per sempre qui".
E allora realizzi che può succederti di tutto, che davanti a te c'è tantissimo tempo che dovrà passare e nel quale potrai discutere, agitarti, emozionarti, gioire, abbatterti, rialzarti, possibilmente talvolta anche sognare, ma se arriverai a vedere con i tuoi occhi quello che per ora sta solo in questa meravigliosa immagine scolpita nella tua testa... allora sarà bellissimo, perchè quell’amore poi starà sempre lì, più grande e più forte di tutto.
Come quel suo incantevole sorriso ai piedi dell'albero dal quale non riesci a staccare gli occhi, come la sua presenza nella tua vita da cui ormai non puoi assolutamente prescindere.