lunedì 24 dicembre 2018

La chiesa al centro del villaggio

“On a remise l’église au milieu du village” è un proverbio francese molto usato a nella zona Est della Francia, al confine con la Svizzera. Questa espressione è legata alla forte cultura luterana che vige in quelle zone dove per “chiesa” si intende “comunità” e non soltanto la struttura architettonica.
Il proverbio viene usato spesso nel mondo dello sport francese quando si ottiene una vittoria che riabilita da un periodo di appannamento e sta a significare “rimettere le cose al loro posto” perchè, da tradizione, questi paesi venivano costruiti attorno alla Chiesa che ne risultava, quindi, il centro. Insomma, utilizzando questo modo di dire si vuole intendere che, dopo un periodo di smarrimento, le cose finalmente vengono sistemate.
Chi si intende di pallone sicuramente ricorderà che, circa cinque anni fa (settembre 2013), fu l'allora allenatore della Roma, il francese Rudi Garcia, a portare alla ribalta questo detto transalpino, dopo aver vinto un derby molto sentito che appunto rimetteva in ambito sportivo le cose al loro posto, ristabilendo la supremazia cittadina.
All'epoca però non avevo colto il senso più profondo di questo modo di dire, oggi invece riesco indubbiamente a comprenderlo molto bene, dal momento che posso applicarlo a cose ed ambiti della mia vita.
Si, perché quell'esigenza di tornare a vedere la chiesa al centro del mio villaggio, di ritrovare certi tempi, certi ritmi, anche soltanto determinate sensazioni, la avverto veramente forte. Anche se poi mi capita pure di pensare che, forse, le "basi" di questa nuova sistemazione non possono più essere per forza di cose le stesse del passato, che insomma non sempre si può ristrutturare qualcosa riportandola esattamente come era ma, talvolta, è inevitabile ripartire proprio da zero. Creando e quindi determinando situazioni ed equilibri totalmente nuovi.
Perché è innegabile che quanto viviamo ci segna, ci modifica, e che lunghi periodi diciamo "complessi" non possono non avere delle conseguenze. Conseguenze magari quasi impercettibili all'occhio esterno, perché magari si riesce a "gestire" il tutto con apparente successo, ma se quella gocciolina pur ottimamente nascosta continua a cadere... goccia dopo goccia è capace di creare significativi solchi.
È trascorso tanto tempo da aprile 2017, più di un anno e mezzo, e mi rendo oggi più che mai conto di quanto quello che ho vissuto da lì in avanti, e di cui già vi ho parlato quando, a settembre, ho provato a "rientrare dalla finestra" nel blog, abbia veramente sconvolto la mia vita. Lungi da me essere "blasfemo", di questi tempi men che mai visto che proprio oggi è giorno di Vigilia, ma è assolutamente evidente come quel momento lì abbia determinato un prima e un dopo, un "pre-disastro" e "post-disastro".
Io ci sono finito completamente dentro, catapultato improvvisamente all'interno di un qualcosa cui non ero preparato (non credo possa esserlo nessuno), in un imbuto dove l'acqua mi ha trascinato violentemente via da ciò che era. E che ero io.
Oggi, forse, riesco a vedere un pochino meglio tutto questo, a realizzare che, probabilmente, non ho vissuto il "post" nella maniera migliore possibile, se appunto mi rendo conto che si, non sono affogato e, verosimilmente, ho fatto del mio meglio per non essere fonte di ulteriore preoccupazione per chi ho accanto, ma contestualmente, proprio per fare ciò, di acqua salmastra ne ho ingoiata in quantità industriale. Così, nel frattempo, quella violentissima corrente si è portata via tante e troppe cose che nel mio "galleggiamento annaspante" non ho potuto mettere al sicuro, per salvare almeno me stesso. Metteteci pure che non sono mai stato un grande nuotatore, già ho fatto quindi molto, probabilmente, a portare a casa almeno la pelle.
Scrivere qui è sempre stato importante per me, eppure farlo senza "scintilla" mi è assolutamente impossibile, ormai è comprovato dopo la "prova" di settembre: scrivo sempre e solo sull'onda di qualche emozione che ho bisogno di provare addosso, forte e improvvisa come quella, per esempio, che mi ha portato a farlo stamattina, coi miei tempi (lunghi), coi miei modi, forse non a caso in un giorno nel quale tante persone mi tornano alla mente con ancor più forza di quanto già non facciano quotidianamente, riuscendo a mancarmi profondamente.
E infatti oggi, appena sveglio, ho iniziato subito a pensare a come è stato, in passato, questo giorno, e a come avrebbe potuto essere se le cose fossero andate diversamente. Con, lo ammetto, non poca nostalgia.
In ogni caso, lo spirito del post e ciò che lo "muove" vuole essere positivo, perciò se per questo Natale, dove verosimilmente per alterne vicende domattina non ne avrò (recupererò però tra qualche giorno, devo e soprattutto voglio..) , potessi ricevere un regalo, ecco, vorrei semplicemente che i miei tempi, le mie cose, le sensazioni positive ed i ritmi che mi necessitano tornassero al centro delle mie giornate.
Tra l'altro il futuro prossimo pare offrire dei rilevanti cambiamenti, in più ambiti, che vorrei prendere e vivere come opportunità per ritrovare stimoli, anche perché inevitabilmente portaranno novità che mi "forzeranno" a ricreare alcuni equilibri.
Mi auguro quindi di riuscire a strutturare al meglio il mio nuovo villaggio, costruendolo "per bene" e rimettendovi al centro le mie (vecchie e nuove) priorità.

Ne approfitto, quindi, per fare a tutti voi i migliori auguri di buon Natale, trascorrete delle serene festività con le vostre famiglie e con la persone che amate. In fondo, se avete quello avete tutto ciò che conta davvero.

Alla prossima... :)